LE NEWS, QUELLE STRANE RAGAZZE - Le recensioni

Formidabile recensione a “Quelle strane ragazze”!

Buongiorno! Oggi partecipo alla rubrica L’angolo vintage 2.0 ideata da Chiara (La lettrice sulle nuvole) e Dolci (Le mie ossessioni librose) e per l’occasione ho deciso di leggere Quelle strane ragazze di Daniela Alibrandi. Sinossi: Siamo all’inizio degli anni Novanta, il muro di Berlino è stato abbattuto da poco, l’assetto politico mondiale sta rapidamente cambiando […]

via L’angolo vintage 2.0 – Recensione: “Quelle strane ragazze” di Daniela Alibrandi — ROMANCE E ALTRI RIMEDI

L’angolo vintage 2.0 – Recensione: “Quelle strane ragazze” di Daniela Alibrandi — ROMANCE E ALTRI RIMEDI

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LE NEWS, Le Recensioni

Mancano poche ore all’uscita del romanzo… in anteprima e in esclusiva, ecco ciò che scrive Salvina Pizzuoli per Tuttatoscanalibri!

Un commissario, Riccardo Rosco, è protagonista delle pagine di Daniela Alibrandi che portano il titolo I delitti negati, un’espressione che, oltre al titolo, compare tre volte nel romanzo, lasciando aperta al lettore, soprattutto all’inizio, una duplice interpretazione delle maglie investigative che si andranno via via dipanando. Un personaggio, quello del commissario, che l’autrice tratteggia, delineandone nel corso […]

via Daniela Alibrandi “I delitti negati” L’erudita 2019 — tuttatoscanalibri

Daniela Alibrandi “I delitti negati” L’erudita 2019 — tuttatoscanalibri

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Teresa Anania per “Il mondo incantato dei libri”, assolutamente da leggere!


“Quelle strane ragazze”, di Daniela Alibrandi

Flora, Eva, Marina e Roberta, quattro donne unite da un dorato filo di Arianna la cui trama ricca di combinazioni lega le loro vite e i loro destini ad un perpetuo ricamo di intrecci tra dritto e rovescio …

 

Roma, primi anni Novanta, quartiere Coppedé.  Il romanzo si apre con una sorta di monologo fuori campo che si sviluppa  in terza persona.  Si capisce che a parlare è un uomo profondamente angosciato, deluso, depresso e arrabbiato con la vita al punto tale da desiderare e progettare la propria morte.  Una voce fuori campo che accompagnerà misteriosamente l’intera vicenda e la cui identità prenderà forma delineandosi un po’ per volta fino al colpo di scena finale.  Collocato in un periodo storico particolare, il muro di Berlino abbattuto da poco, un forte vento di cambiamento soffia sulla politica europea e mondiale così come sulle forme di spionaggio e Intelligence e tra le Organizzazioni Internazionali che le governano.  Un uomo a capo di una misteriosa Organizzazione e una donna, una “segretaria”, il cui ruolo e la cui vera identità  si sveleranno pian piano attraverso retroscena imprevedibili.  Quattro donne lavorano per l’Organizzazione, alcune inconsapevoli delle tele che si tessono dietro un apparente “lavoro d’ufficio”.  Nulla è come sembra, intrecci, colpi di scena, segreti, misteri, doppia vita, circostanze imprevedibili, impensabili e inaspettate … tutto si incastra con un destino beffardo fatto di mancanze e desiderio profondo di amare ed essere amati.  Perché alla fine di tutto, è sempre l’Amore il perno attorno al quale ruota l’Esistenza di ognuno di noi.   La lotta tra bene e male, la voglia di riscatto ad ogni costo da una “vita mediocre” in cui il “dio denaro” tutto può, tutto diventa lecito, anche e soprattutto la mercificazione del corpo.  Emergono le debolezze e le fragilità psicologiche dell’animo umano, dietro le mentite spoglie di una facciata apparentemente felice e rispettabile ma intrisa di egoismo, sofferenza, dolore, violenza e morte …  Continua a leggere

https://ilmondoincantatodeilibri.altervista.org/quelle-strane-ragazze-di-daniela-alibrandi/?fbclid=IwAR0OC1UIvwV1cIOStwBcdFfokdPgIzVFgzYUgTMtLKjVaRcaz7D6ClxmsWw

Ordinabile in tutte le librerie fisiche del territorio nazionale, nei negozi online, al sito di Youcanprint e in distribuzione globale in tutto il mondo, in versione ebook e cartacea

 

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LE NEWS, Le Recensioni, UNA MORTE SOLA NON BASTA - Le numerosissime recensioni

Oltre la trama, oltre le parole, fino al fulcro del mio mondo


Stupefacente l’indagine introspettiva che ha superato il limite delle parole scritte e della trama narrata, pur esaminandole con estrema attenzione e delicatezza, per tuffarsi a scoprire il fulcro del mio mondo di autrice, intuendo magnificamente ciò che muove e movimenta le mie storie. E con precisione e accuratezza l’analisi focalizza la scelta delle ambientazioni, il ritmo della narrazione, l’impietoso modo di offrirmi ai lettori. E’uscita pochi giorni fa la recensione al mio romanzo “Una morte sola non basta” di Marilù Giannone per Consul Press, valutazione impreziosita anche da un ponderato giudizio tecnico. E’ un pezzo che merita di essere letto.

https://www.consulpress.eu/una-sola-morte-non-basta/

Ne riporto alcuni tratti:

Sembra, “Una morte sola non basta”, un titolo quasi consueto per i romanzi gialli che al momento sembrano detenere l’interesse maggiore di lettori e di Fiere editoriali. Ma è così solo in parte, solo per ciò che concerne il mistero, l’indagine, la volontà di fare giustizia sul male che, in questo libro di Daniela Alibrandi, fecondissima autrice di opere aventi questo scopo, ha l’aspetto ripugnante di chi lo compie sui bambini.….”

“….in quanto spesso Daniela riprende gli ambienti dei promettenti anni Cinquanta, fino ai rivoluzionari stati degli anni Settanta e non quelli attuali: si ha quasi una nostalgia, allora, e si ritorna alla semplicità dovuta alla mancanza di tecnologia che allontana  ad ogni modo persone e soluzioni dei problemi, rendendosi conto del tempo che è passato, mitigando le reazioni.

È da notare la linearità espressiva che, nonostante la ricchezza lessicale e la creatività del componimento, sottolinea come un rasoio incisore i pensieri positivi o aggressivi dei soggetti, lo svolgersi tremendo di un delitto, fino a fare sentire dolore anche a chi, leggendo, considera che è una narrazione che finisce, e per questo, cioè per trovare ragione della sua ipotesi, non riesce a distaccarsi dalla lettura.…”

I suoi romanzi dalla prosa elegante, quasi leggera, senza remore espressive, sono una vera arma micidiale contro ogni tipo di persecutore, ipocrita o manifesto. Sono una via per meditare su come si può guarire da essi, sono certezza di fede in ciò che è, veramente, un autentico essere umano: un essere che ama.

 

In tutte le librerie del territorionazionale e neinegozi online in versionecartacea e ebook

Una morte sola non basta, Del Vecchio Editore

 

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“Quelle strane ragazze” approda all’isola letteraria


                        ISOLA LETTERARIA

“Quelle strane ragazze”di Daniela Alibrandi

March 16, 2018, Daisy Raisi

…Già a partire dalla trama il romanzo di Daniela Alibrandi si preannuncia particolarmente interessante.

I molteplici intrecci, i colpi, di scena, l’ambientazione in sé, avvolta da un velo di mistero, catturano l’interesse sin dalle prime battute.  Con l’ausilio di una prosa scorrevole e di un periodare incisivo, la presenza di personaggi non banali e le vicende in bilico fra quotidianità ed eccezionalità creano un gioco di luci e ombre molto intrigante.

Daniela sa tessere abilmente la propria tela nella quale il lettore rimane piacevolmente impigliato. Le vicende delle strane ragazze…. Continua a leggere

              Il sito che ospita la recensione è in allestimento

Il libro è ordinabile in libreria e immediatamente disponibile in cartaceo e in versione ebook in Amazon e in tutti i negozi online:

 

                                  

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Tuttotoscanalibri, la prima emozionante recensione e i link utili


La recensione, la prima del romanzo, uno dei momenti più emozionanti che l’autore vive nel meraviglioso viaggio che è la pubblicazione di un libro. Dopo mesi trascorsi nella scrittura del romanzo, a contatto con i personaggi, vivendo del loro stesso modo di essere, dopo aver oltrepassato il momento nel quale scrive la parola fine e sancisce il distacco dalla storia che ha creato, è lì che lo scrittore dona il proprio lavoro al mondo. E la prima recensione è determinante, tanto più per questo romanzo. “Quelle strane ragazze”, infatti, rappresenta la versione integrale del libro “La fontana delle rane” (ora fuori catalogo), che vinse il Premio Perseide 2014 e, per esigenze concorsuali, venne pubblicato in una forma più leggera.

Oggi, la recensione a “Quelle strane ragazze”di Salvina Pizzuoli per Tuttotoscanalibri  rende il significato della trama nella sua totalità e profondità. Con grande sensibilità vengono descritte le varie tinte, forti e leggere, che colorano e sfumano i personaggi e i contorni della trama intrecciata e dell’avvolgente ambientazione. Di più non aggiungo, leggete la recensione del nuovissimo e interessante blog che inaugura con “Quelle strane ragazze” la sua attività.

tuttatoscana libri

Daniela Alibrandi “Quelle strane ragazze”

“Splendida e misteriosa nello stesso tempo l’ambientazione che Daniela Alibrandi riserva a questo suo romanzo, già editato e vincitore del Premio Perseide del 2014, ma che viene dato nuovamente alle stampe nella sua veste completa e ampliata, libera dai vincoli delle regole concorsuali che lo volevano più snello. Sullo sfondo Roma, la sua città, e in particolare un quartiere che sa di magico e favolistico, quello che ha preso il nome dall’architetto Coppedè che lo realizzò nel primo trentennio del secolo scorso. E ritroviamo i luoghi dove si svolge la vicenda che la scrittrice ci presenta con dovizia di particolari e ce li fa “vedere”, palcoscenico scenografico ad una storia incalzante, indecifrabile come un codice segreto, e inattesa, come le facciate dei palazzi che vi albergano: il Villino delle Fate, l’arco d’ingresso con il suo monumentale lampadario in ferro battuto, e soprattutto la fontana, la fontana delle rane che gorgoglia e canta le sue melodie d’acqua…. Continua a leggere

https://tuttatoscanalibri.com/narrativa/daniela-alibrandi-quelle-strane-ragazze/ 

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Il libro è immediatamente disponibile in versione cartacea al seguente link, https://www.youcanprint.it/fiction/fiction-thriller/quelle-strane-ragazze-9788827812662.html

ma dalla fine della prossima settimana potrà essere ordinato e prontamente consegnato  nelle 4.500 librerie indicate nella mappa interattiva che troverete entrando nel seguente link.  https://www.youcanprint.it/librerie-in-italia-self-publishing.html

Basterà cliccare sulla regione di appartenenza per individuare la libreria più vicina. Inoltre, al di là di quelle indicate nella mappa, il romanzo potrà essere ordinato da TUTTE le librerie sul territorio nazionale tramite la piattaforma Fastbook. Presto il romanzo, anche in versione ebook, sarà disponibile presso Feltrinelli, Mondadori, Amazon, in Italia e all’estero.

https://www.youcanprint.it/librerie-in-italia-self-publishing.html

                                      FACSIMILE MAPPA DELLE LIBRERIE
Mappa dell'Italia
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I MISTERI DEL VASO ETRUSCO - recensioni, LE NEWS, Le Recensioni

La recensione di Marta Geri


Nella nuova opera, l’autrice Daniela Alibrandi ci sorprende ancora una volta, regalandoci qualcosa di diverso da quello a cui ci aveva abituato: una storia quotidiana, uno spicchio di vita di una famiglia dei nostri giorni che vive le ansie, le difficoltà, le gioie, gli amori, le delusioni e le sorprese comuni.

La famiglia di Mirko, Rosy e Adele è una famiglia in cui regna un forte reciproco affetto, reso tanto più tenace da tragiche esperienze vissute nel passato. I personaggi si trovano a combattere sfide legate alla difficoltà economica che può costringere a considerare l’idea di abbandonare il proprio nido e i propri affetti, al dolore della malattia acutizzato dall’impossibilità di trovare persone competenti cui potersi affidare, alla lotta di chi riconosce i limiti della propria istruzione e tenta di riscattarsi. Emerge anche il fastidio di vivere in un piccolo centro con i suoi pettegolezzi, rivalità e antipatie, che però è anche una potente risorsa perché, tuttosommato, vi sopravvive l’umana compassione e la collaborazione nel momento del bisogno.

Il racconto è dunque uno spaccato di vita, di un paese e di una famiglia, animato dall’intrecciarsi di vicende ed emozioni di più generazioni che convivono, nonni e nipoti. Non si può però definire frettolosamente questo libro come un romanzo verista, o un romanzo storico, come ho definito altri dell’autrice, perché qui il contesto storico fa solo da sottile cornice. La penna dell’autrice è come la pennellata veloce di un quadro impressionista: non indugia nella descrizione fisica, ma tratteggia le emozioni che ora un periodo storico, ora un luogo, ora un personaggio suscitano in chi ci vive o lo incontra. Così io sono sicura senza ombra di dubbio di aver riconosciuto quella casa, quella farmacia, quella parrucchiera del mio paese, ma in realtà quel luogo può essere qui o altrove, in questo tempo o in un altro a seconda dell’occhio del lettore che interpreta quell’emozione abilmente trasmessa dal testo.

In questo modo l’autrice offre una grande opportunità al lettore, quella di partecipare all’esperienza autoriale, la possibilità di rendere più viva e più personale la storia che sta leggendo, perché è il suo bagaglio di conoscenza di luoghi e persone che dà completamente vita ai personaggi e agli spazi del racconto. L’autrice riesce a compiere ciò scrivendo una storia piana che si svolge secondo il ritmo della quotidianità, dove gli unici balzi temporali sono i ricordi dei protagonisti; dove la drammaticità che essi sperimentano non è mai superiore a quella che il comune lettore può aver sperimentato e quindi riconoscere; così anche la comicità, nel racconto così come nella vita reale, ha la forza di affacciarsi nella drammaticità delle situazioni e nei momenti di massima tensione, può ad esempio avere le sembianza di una parola storpiata come spesso accade di fare a nonna Adele…anche in questo caso Daniela trova sempre la soluzione brillante che strappa una vera e prepotente risata.

È un libro che si può leggere tutto d’un fiato, ma che consiglio di assaporare lentamente affinché ai sentimenti e alle emozioni rinchiusi nel profondo dell’anima del lettore sia concesso il tempo di riemergere, risvegliati dalla lettura, e di dare a loro volta vita e consistenza al racconto.

Ancora una volta ringraziamo Daniela per questa avventura ed esperienza che ci fa vivere…buona lettura.

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I MISTERI DEL VASO ETRUSCO - recensioni, LA PAROLA AI LETTORI, Le Recensioni

E’ più quello che un autore riesce a dare al lettore o ciò che riceve da chi legge?


La domanda resterà senza risposte, così come a me è capitato di rimanere senza parole davanti alla determinazione, alla delicatezza e perfino alla dolcezza con cui è scritto questo pezzo… è da leggere!

Un altro capolavoro di Daniela Alibrandi. Non è un thriller, ma ti cattura l’attenzione come se lo fosse. Lo avverti subito, quando già all’inizio ti senti immerso, senza neanche accorgertene, nell’atmosfera di quel borgo montano, di origini etrusche, dalla cui piazza centrale si poteva scorgere “una striscia di mare perennemente azzurra”. Un luogo abitato da gente semplice, adagiato in un circolo chiuso di affetti, di pettegolezzi, di solidarietà. L’autrice, come sempre, riesce a darci l’affresco sociale di questa comunità della provincia italiana, popolata da tanti personaggi diversi, ma accomunati da un atavico senso di appartenenza “al paese”, alla cultura contadina, alla vendemmia, all’odore del mosto che diventa vino. Poi, all’interno di tutto ciò c’è la famiglia, la grande presente nella multiforme letteratura della Alibrandi. La famiglia con le sue dinamiche interne, declinate sia nel bene che nel male. Qui però c’è solo il bene palpabile, c’è il sublime racconto degli affetti. Qui c’è un’anziana signora, nonna Adele, che dopo la morte della figlia e del genero, con la sua tenacia, diventa la guida concreta di quel che resta della famiglia. Figura che non delude, fortemente affettiva e accudente, che i due nipoti bonariamente prendono spesso in giro per i suoi frequenti strafalcioni. C’è la paura, del tutto attuale, di dover emigrare o perdere il posto di lavoro per progetti di delocalizzazione dell’industria. C’è l’intrecciarsi di due storie d’amore, entrambe di una purezza incredibile. C’è anche l’amore fisico, che trova rifugio tra le ombre di una necropoli etrusca. L’amore e la morte.  La morte lontana, scolpita nei sarcofaghi e nella sacralità di un popolo antico e misterioso,ma presente e palpabile in quelle stanze fredde. Scene d’amore, raccontate con grande stile ed eleganza. C’è il vaso di Bemberly, eccolo, col suo simbolismo, eccolo, con le sue raffigurazioni enigmatiche che ricompongono e chiudono quel circolo di affetti che ha percorso tutto il romanzo. C’è il finale bellissimo, come tutti i finali di questa grande scrittrice, ove il dolore è raccontato con sussurri, come nei versi di una poesia o nelle scene di un meraviglioso sogno.

Bruno Brundisini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Daniela Alibrandi | Una morte sola non basta — Il giro del mondo attraverso i libri


Periodo storico, titolo, intreccio e ambientazione sono quattro elementi che mi hanno intrigata quando l’Autrice mi ha scritto per propormi la lettura del suo ultimo romanzo. “Una morte sola non basta” di Daniela Alibrandi (Del Vecchio editore, 406 pagine, 19 €) è un libro molto corposo e coinvolgente, che attraversa un ventennio di storia italiana, […]

via Daniela Alibrandi | Una morte sola non basta — Il giro del mondo attraverso i libri

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“Una morte sola non basta”- Recensione di Salvina Pizzuoli per Prosa e Poesia


Daniela Alibrandi – Una morte sola non basta

Recensione di Salvina Pizzuoli

UNA MORTE SOLA NON BASTA

Un incontro casuale, due esistenze, due mondi, uno popolare e l’altro borghese, nella Roma dell’immediato dopoguerra, s’incrociano su di una panchina di spalle alla pineta del Forlanini, il sanatorio, fuori dal nosocomio dove una nuova vita ha visto la luce e un’altra che vi è appena entrata è già segnata dal dolore e dall’assenza degli affetti fondanti; così il lettore, come lo spettatore di un film neorealista, viene introdotto nelle esistenze dei protagonisti: in un caso ai limiti dell’indigenza, ma dove nonostante tutto riesce a fiorire l’amore, come un fiore tra le miserie umane scaturite dall’ignoranza e dall’essere ai margini, malvissuti e derelitti, dentro quello spazio dell’anima in cui rancore e amore fanno rima; nell’altro anche chi gode di un certo benessere non per questo è immune da indigenze, sebbene affettive.

L’Autrice, la cui scrittura scorre piana e lineare lungo le pieghe del raccontato, sa avvicinare il mondo dell’Italia del dopoguerra al lettore cui diviene familiare perché sa punteggiarla di canzoni, di luoghi, di abbigliamenti, di abitudini di vita che come pietre miliari ne segnano il tempo, trascorrendo tra le deprivate realtà dei protagonisti: tre cucchiaini d’olio sono uno spreco ma l’egoistica esecuzione di qualcuno che ha la sola colpa di turbare un equilibrio di egocentrismi, lo rendono necessario; e nel rovescio della medaglia anche i meno sguarniti, i più agiati, quelli che possono permettersi di andare a Ostia e vedere il mare e che posseggono una loro automobile privata, ma anche quelli che ci si ammazzano andando a tutta velocità, non sono esenti da miserie anch’esse umane, umanissime, di solitudini e carenze affettive.

Le due storie corrono parallele in un primo momento l’una sbilanciata rispetto all’altra camuffata dentro un alone amoroso ma che lascia intuire al lettore le fasi del procedere: il dramma è nelle righe della storia che l’Autrice tratteggia sullo sfondo di quella del periodo che la inquadra e dove Roma rivive alla luce di quei ricordi che il tempo accumulato e trascorso spinge a riassaporare: pagine che la scrittrice sa dedicare alla sua città.

Nello scenario dell’Urbe che si trasforma dal dopoguerra al boom economico le due giovani protagoniste sono diventate due ragazze, infelici e sole nella realtà della propria esistenza, l’una con i suoi spettrali ricordi l’altra subendo ancora, vittime ancora: mentre all’inizio le loro giovani vite si muovevano tra l’amore e l’egoismo ed erano bersagli innocenti di menti turbate da ignoranza e presunzione di sapienza, o in un panorama che sordidamente le costringeva e stritolava, nella realtà nuova s’incontrano e si sostengono, riconoscendosi entrambe sole e bersaglio della sorte e di quegli esseri umani che per viltà avevano agito, taciuto, approfittato all’ombra di una “fede” con i suoi riti e le sue promesse.

L’autrice disegna il mondo interiore di tutti i protagonisti: tra ambiguità e grettezza emotiva le psicologie adulte, nel dibattersi di ali ferite quelle delle giovani, con le proprie risposte, di chi subisce violenze e psicologiche e corporali. Oltre ad una spiccata sensibilità il lettore attento può cogliere la ricerca e la documentazione che sono state necessarie all’Autrice per poter descrivere i moti dell’animo di chi ha sofferto tali tragedie.

Una storia cruda, dal finale imprevedibile che da una parte soddisfa nel lettore un senso di giustizia e dall’altra lascia amare e aperte considerazioni; una storia che scorre piana per una scrittura senza fronzoli e costruzioni, quasi a rispecchiare e sottolineare un procedere ineluttabile.

Interessanti le pagine che costituiscono l’Epilogo: alcuni articoli di giornale del periodo e alcune note di approfondimento: quale il nesso tra la storia narrata e il contenuto delle cronache da Il Messaggero del 6 Luglio 1973? Riportano notizie reali o un messaggio dell’Autrice?

Le note di approfondimento incuriosiscono sia chi non riesce a trovare traccia nella sua memoria di personaggi allora famosi, di locali alla moda e frequentati, di leggi che hanno segnato un punto fermo sulla tela del tempo, sia chi quel periodo lo ha vissuto: è l’incontro con vecchi amici e la possibilità di valutare avvenimenti alla luce delle conseguenze successive. “Una morte sola non basta” è infatti un romanzo che sa lasciare il segno non solo per le vicende crude che racconta ma anche perché offre la possibilità di raffrontare ieri con oggi impossessandosi di quella chiave che solo la storia e la microstoria possono e sanno comunicare: comprendere e imparare dalle esperienze degli altri, quelli venuti dal passato.

E nell’ultima pagina una foto a corollario: via Cristoforo Colombo, all’epoca una grande strada “vuota”, con tre giovani in primo piano e il palazzo della civiltà dell’Eur sullo sfondo.

Buona lettura!

 

Daniela Alibrandi – Una morte sola non basta – Del Vecchio editore, Roma 2016

Euro 19,00

S. Pizzuoli

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Recensione di Andrea Terzi, quando il romanzo diventa epopea,


Una Morte Sola Non Basta

Scritto da Andrea Terzi.

Ci sono romanzi di troppo, ed altri che al contrario sono troppo. È questione di qualità.

Di solito, nei volumi ponderosi, non ne trovo che uno, di volume: il più basso, inadeguato ai miei gusti. Dice Ozzy che se il volume è troppo alto, tu sei troppo vecchio, e nell’ultimo romanzo di Daniela Alibrandi il troppo è il primo dei sensi. Dalle descrizioni minuziose, da entomologa del linguaggio, ai singoli ritratti dei personaggi.
Ero stranito all’inizio, rivendicavo il diritto a immaginarli un po’ anch’io. Poi ho capito che quella era la giusta misura, in quanto adatta a tutto il racconto, ambientato fra gli anni Cinquanta ed i Settanta, un periodo storico che i miei coetanei ricordano bene, ma i nostri figli, e talvolta i nipoti, no. Tanti non l’hanno neanche sfiorato, ecco quindi che le gestualità, gli usi, l’ambiente, hanno bisogno di una precisione a cui la mia fantasia si ribellava. Lo stesso vale per i luoghi, i prodotti (che flash il Sidol!) e i paesaggi, i soprannomi, gli eventi, le auto, i cantanti, i politici: chiedono il piacevole sforzo dello scrupolo per dare alla memoria un corpo oltre che una traccia di spirito. E così comincia la proiezione, il film interiore. Su carta, ma vivo e palpitante nella memoria. Due presenze femminili, e due estrazioni sociali differenti, seguite fino dalla nascita. Una borghese, ligia al culto delle apparenze, ai codici casti e a quel perbenismo di convenzione che maschera di bontà la ferocia; l’altra proletaria, dura di stenti e di oltraggi, privazioni, con l’etichetta dell’etica bassa e della fatica, mai libera dai mali del male.
Soprattutto per le figure maschili, simboli dei guasti sociali e “punti di luce spenta” quel troppo, poco o tanto esso sia, è insostenibile. In quell’atmosfera di losca, segreta ambiguità, il troppo domina ogni cosa, e condiziona la vita di Ilaria e Michela. Il boom economico dell’Italia, l’espansione edilizia che si mangia il territorio e chiazza le periferie di caseggiati illividiti, la lotta politica e sociale, la contestazione, lo spettro del benessere che porta dovunque le vetture e da nessuna parte gli uomini, con tutti i loro vizi e le debolezze; il troppo delle attenzioni perverse di zio Enzo per Ilaria che cresce al passo con tempi che lui non riesce a seguire, tempi sventrati dal languore con cui spesso li si guarda pensando al passato. La Alibrandi non fa neppure una concessione alla pietà, che manca ai parenti stretti dei due nuclei familiari: ora per la violenza del sesso, ora per il morbo della superstizione, la piaga delle sette. E nel troppo la paura non ha confini. Nell’età di cappuccetto rosso, i cappucci che guardano Michela sono neri, e intorno hanno candele di cera scura, gesti arcani e apotropaici, sporchi di sangue e della nausea dell’occulto. E lasciano cicatrici fonde nella lotta di ogni giorno: «A tanti anni di distanza, lei continuava a lottare per il bene di sua figlia. Michela non le dimostrava riconoscenza per i sacrifici fatti, anzi la guardava sempre in modo tale da farla sentire in colpa, ma Annamaria faceva finta di niente, cercando solo di non contrariarla mai. Anche per questo non si era mai instaurato un vero dialogo tra loro. Ormai era solo una mamma che si affaticava cercando di soddisfare tutti i desideri della figlia adolescente, e una figlia che non era mai contenta di niente, facendole costantemente sentire di non aver fatto abbastanza.» Annamaria è una madre – come tutti i genitori, nel libro – incolpevole, messa in minoranza dai guasti oggettivi di invidia, ignoranza e crudeltà delle cognate. Le macabre esperienze dell’infanzia, unite agli stereotipi ed ai pregiudizi, segnano le persone in modo profondo: «Se quello era stato l’inizio dei suoi problemi e squilibri, bene, allora voleva dire che era proprio lei ad essere pazza e nessuno avrebbe mai più potuto aiutarla. Mentre osservava ogni tanto i sorrisi rassicuranti di Ilaria, lei si sentiva sprofondare in una voragine di paure ancora peggiori di prima. Distaccata dalla realtà e chiusa nel mondo dei folli, le voci l’avrebbero avuta vinta e non ci sarebbe mai stato posto per l’amore o la felicità. Ora si sentiva gelida dentro e fuori, sospesa nel mondo di chi, nel tempo, sarebbe stato volentieri dimenticato.»
Eppure, nonostante la pressione del male, la goccia della coscienza ne penetra l’arida pietra, ed apre una crepa in cui filtra la luce di un qualche riscatto.
L’autrice non teme di mettere in scena il troppo delle angosce e della pubertà violata, l’intreccio di amori e ribellioni tra «invidie e vecchie faide createsi nel corso degli anni» con quel suo linguaggio da biografa della convulsione. Disegna uno spiraglio in cui le due ragazze, adesso ventenni, possono scegliere di gettarsi verso l’uscita o temere di restare abbagliate, prigioniere ancora una volta nel gioco cinico della violenza che segna le esistenze, una violenza fisica che lascia ferite sullo spirito, e costringe anche la mite Ilaria ad alzare la voce, a perdere le staffe, a nascondere al fidanzato l’orrore degli stupri subiti dallo zio. Di pagina in pagina vengono a galla i segreti di entrambe le giovani, che si svelano piano piano con la confessione quotidiana dell’amicizia – la più efficace terapia – prima di un finale mozzafiato.

Recensione KulturalUNA MORTE SOLA NON BASTA

http://www.kultural.eu/component/content/article/1291-una-morte-sola-non-basta

http://www.delvecchioeditore.com/libro/cartaceo/227/una-morte-sola-non-basta

 

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La recensione di Martino Ciano


Una  morte sola non basta

Recensione di Martino Ciano

È un libro duro quello che ci presenta la Alibrandi in cui narrativa, sociologia e storia si legano. Con sguardo critico, onnisciente e distaccato, l’autrice ci accompagna nelle complesse trame delle vite di Michela e Ilaria. Storie difficili da digerire, raccontate senza tralasciare i particolari. Ad entrambe le ragazze infatti sono state tolte le gioie dell’infanzia e dell’adolescenza. Il contesto storico in cui si svolgono le vicende delle due protagoniste è quello che va dagli anni cinquanta-settanta. Vent’anni in cui si succedono le speranze del boom economico e le disillusioni di un’emancipazione solo di facciata. A far da cornice al romanzo, Roma.

Ilaria e Michela. Prima bambine oltraggiate nella loro purezza, poi adolescenti che riversano i propri traumi in comportamenti ambigui e misteriosi. Ilaria e Michela. Distrutte non dai propri genitori, ma dai parenti stretti. Violenze domestiche e psicologiche, momenti raccontati con nitidezza come se l’autrice volesse distruggere in noi l’idea che in quegli anni tutto fosse casto, puro, eticamente perfetto. Il male invece è presente in ogni tempo. Cambiano le condizioni, gli accidenti, ma agisce sempre secondo le stesse modalità e anche le conseguenze sono le medesime. Gli unici elementi cangianti sono le contraddizioni e in quel periodo l’Italia ne stava vivendo parecchie.

L’emancipazione della donna, il cambio repentino dei costumi, la fine del mondo rurale e l’inizio del consumismo. La lotta di classe, il divorzio, la società dello spettacolo, i traumi della guerra, la povertà che lasciava spazio all’abbondanza. La stoltezza di un’Italia poco coesa e di una politica che ancora non era riuscita a fare gli italiani. In tutto questo trambusto si annida il male, gli orchi escono dalle fiabe e diventano umani. Maschi o femmine, non importa il loro sesso, essi si alimentano di contraddizioni.

La Alibrandi non ci racconta solo delle violenze che subiscono Ilaria e Michela, ma ci mostra gli stili di vita di due ceti sociali opposti. Quello borghese da cui proviene Ilaria e che si ammanta di perbenismo e di una rigida educazione conservatrice volta a contrastare l’avanzata dell’emancipazione; quello proletario di Michela in cui albergano la precarietà, l’ignoranza, l’essere-agiti-da, il malocchio. Eppure entrambi si completano a vicenda. L’uno si alimenta delle contraddizioni dell’altro. L’incastro è così perfetto che diventa chiaro fin dalle prime pagine, tant’è che alla fine le due protagoniste si incontrano e si annullano a vicenda in un finale impossibile da immaginare, ma che è la logica conseguenza delle contraddizioni vissute dalle due ragazze.

Un romanzo scritto in maniera impeccabile. Un’autrice interessante che induce a riflettere su temi trattati con troppa tragicità e poco spirito critico. La Alibrandi è una innovatrice, ma vi direi troppo e vi farei perdere il gusto di amare un libro che va letto e analizzato. In questo romanzo ci viene mostrata l’altra faccia della medaglia di un’Italia dimenticata e di un’epoca giudicata frettolosamente come il necessario passaggio verso la modernità. Invece…

http://www.satisfiction.me/una-sola-morte-non-basta/

http://www.delvecchioeditore.com/libro/cartaceo/227/una-morte-sola-non-basta

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Le Recensioni, UNA MORTE SOLA NON BASTA - Le numerosissime recensioni

“Una morte sola non basta” la recensione di Gabriele Ottaviani


“Una morte sola non basta”

                                                          di Gabriele Ottaviani

 A Mario poco importava, per ora l’essenziale era  che  Annamaria credesse che quella casa era solo per loro.

UNA MORTE SOLA NON BASTA

La costruzione di un amore / spezza le vene delle mani / mescola il sangue col sudore / se te ne rimane / La costruzione di un amore / non ripaga del dolore / è come un altare di sabbia / in riva al mare. Così, come è noto, Ivano Fossati, La costruzione di un amore. Anche il male, però, si costruisce: e non c’è spazio, in questo caso, per nessuna possibilità di assoluzione. L’innocenza è solo un’ipotesi che non si può suffragare. Non esiste ipocrisia, non c’è eventualità di equivoco. Il male si sceglie, e dal male ci si deve riscattare. Bisogna fuggire, sopravvivere, scappare e scampare. In una Roma anni Cinquanta che si sta ritirando su mattone per mattone dopo la guerra l’ospedale San Camillo è il teatro di un breve incontro tra due uomini su una panchina. Passano altri vent’anni e nell’epoca che per antonomasia si associa ai fermenti giovanili sono questa volta due ragazze a incontrarsi. A riconoscersi: negli occhi lo stesso sguardo da superstiti. È l’ora dell’amicizia, è l’ora del riscatto. Svolgimento perfetto, finale geniale, scrittura ottima: Una morte sola non basta, Daniela Alibrandi, Del Vecchio. Da non perdere.

https://convenzionali.wordpress.com/category/libri/

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LE NEWS, Le Recensioni

Promotional Tour e Mythical Books


In questi giorni si sta svolgendo negli Stati Uniti il tour promozionale, curato dalla Hot Tree Promotions, in occasione della International Release di “No Steps On The Snow”. Infatti dopo il successo di “A Shadow on Merrimack River” è ora la volta di “No Steps On The Snow”. Nel tour sono coinvolti più di dieci blog letterari americani ogni giorno dal 31 luglio al 6 agosto. Tra i tanti che reclamizzano il mio libro, ho scelto di pubblicare sul sito il link dei Mythical Books, per il magnifico lavoro che hanno fatto nel presentare il romanzo. Entrate nel link, non ve ne pentirete!

http://www.mythicalbooks.blogspot.ro/2015/08/desperate-passions-and-deep-loves-of.html

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LA STAMPA, QUELLE STRANE RAGAZZE - Le recensioni

Amore e Morte nel Quartiere Magico


La seguente è la recensione al romanzo “Quelle strane ragazze” apparsa su L’Ortica del Venerdì: 

Amore e morte nel Quartiere Magico

“Roma, inizi anni ‘90.  All’interno di un lussuoso appartamento del quartiere Coppedè si consuma una drammatica scena. Nel palazzo di fronte, che si affaccia su Piazza Mincio, quattro ragazze, con storie di vita  diverse, lavorano nell’ambito di un’Organizzazione Internazionale che si occupa di progetti per i Paesi emergenti. Sono coordinate dalla sessantenne segretaria del direttore, il quale si vede in sede solo un paio di giorni alla settimana. I destini di queste persone si intrecciano in modo del tutto imprevedibile. Il contesto storico ha il suo peso nell’azione: è terminata la guerra fredda con la caduta del  muro di Berlino. Anni dunque in cui lo spionaggio internazionale è particolarmente attivo, e dove alcune donne potevano essere utilizzate come “Trappole di miele” in modo da poter carpire notizie utili per influenzare i destini politici dei popoli.  Con colpi di scena totalmente inaspettati e un crescente ritmo incalzante che porta ad un finale mozzafiato si dipanano le sorti di tutti i personaggi.

Una storia appassionante corroborata da una narrazione condotta in modo magistrale dalla penna di Daniela Alibrandi che ancora una volta si conferma scrittrice di talento capace di calibrare perfettamente ritmi concitati e pause riflessive, suspense e colpi di scena, tenendo insieme le fila di storie di vita apparentemente diverse,  che alla fine si rivelano interconnesse.  L’analisi introspettiva dei personaggi  è degna di uno psicologo, così come il recupero, attraverso la memoria, di sentimenti e passioni perdute. Ritornano alcune tematiche care all’autrice, affrontate già nei suoi precedenti romanzi: il conflitto tra un presente cinico con risvolti atroci ed un passato, rivissuto attraverso la memoria, fatto di emozioni spontanee e genuine. Il contrasto tra una giovinezza carica di speranze e una maturità dove ogni aspettativa sembra essere sepolta.   In uno dei personaggi  centrali ritornano i grandi opposti di Nessun Segno sulla Neve,  la prima opera narrativa di Daniela Alibrandi: Giovinezza e Maturità. Vita e morte. Nostalgica rimembranza e rimozione.  L’Amore, coniugato in tutte le sue espressioni, anche quelle erotiche (anche se solo accennate) e la Morte, che in questo caso assume persino sembianze antropomorfiche.  Ma nel finale, drammatico e struggente, eros e thanatos trovano, ancora una volta, una loro composizione.

Il luogo dell’azione, che nella narrativa dell’Alibrandi non è mai un elemento accessorio, in questo caso assume una valenza straordinaria, fino ad assurgere a vero protagonista: il quartiere Coppodè di Roma dove è sita la Fontana delle Rane. Il Quartiere Magico, nel quale Dario Argento ha girato alcuni dei suoi capolavori come L’Uccello dalle piume di Cristallo, fatto costruire nei primi anni del 900 dall’architetto Coppodè, nella sua particolarità di spazio atipico, con palazzi dalle strutture un po’ fiabesche, cariche di decorazioni in una somma di stili presi in prestito da ogni epoca, romano, gotico, rinascimentale, barocco, gioca un ruolo fondamentale nel romanzo e il quadro che ne emerge è quello di un modo a sé, una sorta di involucro chiuso rispetto alla frenesia e al frastuono che dominano nelle vie adiacenti. Un palcoscenico perfetto per thriller psicologico di grande effetto.

“Quelle Strane Ragazze”, nella prima edizione (La fontana delle rane, ora fuori catalogo), ha vinto il Premio Letterario Nazionale Perseide 2014.

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Le Recensioni, Nessun segno sulla neve, recensioni

Tutte le recensioni al libro “Nessun Segno sulla Neve”


Di seguito le moltissime recensioni che il libro ha ricevuto, sia nella sua prima edizione di Laboratorio Gutenberg, che lo ha inserito nella collana editoriale “Oltre la città”, che in quella di Universo Editoriale, che lo ha rieditato nel 2015 e inserito a sua volta nella collana editoriale”Crimini Innocenti” . Il libro ha vinto il Premio Letterario Nazionale Circe 2013, è stato tradotto nell’edizione inglese “No steps on the snow” ed è in catalogo presso l’Italian & European Bookshop di Londra.

 

Miriam Alborghetti per L’Ortica del Venerdì:IL CAPOLAVORO IN CASA

Molti sono convinti che sia necessario allontanarsi dai luoghi a loro vicini per poter incontrare ambienti, paesaggi o persone di grande valore. In verità la categoria del “bello”, dell’”appassionante”, a volte del “sublime” sta dietro l’angolo o addirittura davanti agli occhi. Ed è proprio questa la riflessione da cui può essere colta una qualunque persona, residente nel nostro comprensorio, dopo aver letto Nessun segno sulla neve, un romanzo ambientato tra Roma e i nostri lidi, scritto da una nostra concittadina, residente a Cerveteri, dotata di una incredibile vena narrativa. Una storia appassionante, una narrazione condotta in modo magistrale. Ritmi concitati e pause riflessive perfettamente calibrate. Suspence e colpi di scena. Una doppia voce narrante, quella del protagonista alternata con quella dell’antagonista. Un finale mozzafiato. Un’analisi introspettiva dei personaggi degna di uno psicologo. Il ritratto di un’epoca, il ‘68 romano, con le sue tensioni sociali, politiche e culturali, sentito come un passato, rivissuto attraverso la memoria, fatto di emozioni spontanee e vere in contrasto con un presente cinico e privo di passione. Amore e odio. Ragione e sentimento. Giovinezza e Maturità. Vita e morte. Nostalgica rimembranza e rimozione. Eros e thanatos. I grandi opposti si alternano, si attraggono e si respingono con un ritmo crescente nel tentativo di una impossibile composizione armonica. Un thriller psicologico di grande impatto emotivo, che lascia il segno, un pugno allo stomaco dei nostri sentimenti. E che induce indubbiamente a riflettere, conducendo il lettore, a volte dolcemente a volte violentemente, nei meandri delle passioni negate e delle illusioni perdute. E sono queste le ragioni per cui Nessun segno sulla neve, il primo romanzo di Daniela Alibrandi, pubblicato nel 2010, è stato apprezzato dalla critica e dai lettori al punto da essere alla sua seconda riedizione e da ricevere diversi riconoscimenti. Ed è per il suo indubbio valore letterario che il 5 luglio scorso è stato insignito del Premio Circe, bandito dalla Associazione Culturale Circe, dopo aver superato il giudizio di due giurie, quella popolare formata da quaranta lettori volontari, e quella di qualità composta da personalità in campo artistico, giornalistico e letterario. Il libro “Nessun Segno sulla Neve” ha vinto inoltre una importante promozione editoriale, con divulgazione dell’opera attraverso pubblicazioni cartacee, in rete e presentazione alla Fiera del libro di Roma “Più libri più liberi2013” a cura dell’agenzia letteraria “La Bottega Editoriale”.

Ricordiamo che la nostra autrice, in passato già vincitrice di importanti premi letterari, ha pubblicato i romanzi “Il Bimbo di Rachele” nel giugno 2012 e “Un’Ombra sul fiume Merrimack”. Quest’ultimo, rientrato tra i vincitori del premio letterario internazionale Nanowrimo 2012, è stato pubblicato in Amazon, come e-book, e in cartaceo da Youcanprint Edizioni nel marzo 2013. E tra pochi giorni, nell’edizione inglese “A Shadow on Merrimack River”, uscirà anche negli Stati Uniti e negli store online Europei. Non possiamo che complimentarci con Daniela Alibrandi, nostra preziosa collaboratrice e feconda scrittrice di racconti e romanzi, augurandole sempre maggiore successo

Domenico di Basilio per Leggere a Colori:

http://www.leggereacolori.com/leggere-a-colori/letti-e-recensiti/recensione-di-nessun-segno-di-daniela-alibrandi/

Un pezzo di passato che si credeva dimenticato torna per sconvolgere la vita. Un efferato omicidio senza risoluzione che terrà il lettore in sospeso.

Ci sono due correnti di pensiero per quel che riguarda quel periodo storico che tutti noi conosciamo come il ’68. Chi c’era lo ricorda come un periodo dalle mille contraddizioni. Rinnovamento, rivoluzione sociale, emancipazione e tutte quelle novità intellettuali che poi diventeranno la norma, più o meno, negli anni a venire. Chi non c’era li rivive nelle storie, nei racconti che per quanto oggettivi sono sempre di parte negli occhi di chi li ha vissuti. E proprio da questa contrapposizione che inizia Nessun Segno sulla neve di Daniela Alibrandi e ci catapulta subito in questa visione. Un padre che ritrova una vecchia fiamma mai dimenticata su facebook galeotto anche questa volta come non mai. Un padre che si ritrova a vivere in un’epoca dove si sente un po’ estraneo e solo con l’aiuto della figlia riesce a districarsi..ma non e’ soltanto questo.

E’ un episodio ancora irrisolto successo proprio negli anni di piombo, dove i ragazzi oltre ad essere considerati ‘rivoluzionari’ si divertivano, si amavano e cercavano di cambiare le cose. Proprio da quell’episodio rimasto sopito da allora il nostro protagonista rivive con nostalgia il passato e tutto quello che ne consegue insieme al suo vecchio amore riscoperta donna e che rientra prepotentemente nella sua vita. Il ritmo in alcuni momenti cambia così repentinamente da lasciare senza fiato..calmo, riflessivo per poi diventare incalzante. Perché si c’è uno spaccato di vita vissuta come trama principale che tira le fila della narrazione, ma mai troppo nascosto c’è questo alone di thriller che rende la scrittura e fortunatamente per noi, la lettura davvero appassionante il tutto condito da colonna sonora perfetta per quel periodo.

La cosa che colpisce e che apprezzo sempre in qualsiasi scritto, e’ la capacita di immergere e di far immaginare uno sfondo, un paesaggio e uno momento narrato come se fosse la scena di un film. Lo dico con tutta la stima possibile, ma credo che Nessun Segno sulla neve di Daniela Alibrandi possa benissimo essere messo in atto come un giallo all’italiana, un giallo intrigante che ha tutti gli elementi per tenere incollati allo schermo gli spettatori, dopo aver fatto lo stesso con i lettori.

Mi sento davvero di consigliarlo perché di libri buoni ce ne sono molti per fortuna, ma di libri buoni che si ricordano e’ più difficile trovarne..e questo non si dimenticherà facilmente.

 

Per Il Trovalibri: Il thriller della futura Patricia Cornwell

http://iltrovalibri.it/2012/11/23/daniela-alibrandi-il-thriller-della-futura-patricia-cornwell-2/

Nessun Segno sulla Neve

Un avvenimento di tanti anni fa, che risale al 1968 ed ai tempi del liceo, una storia che sembra ormai dimenticata e sepolta. Un orribile omicidio, al quale non è mai stato dato un colpevole. Ma per un brillante e stimato medico oncologo di mezza età, tutto ritorna all’improvviso drammaticamente attuale. In un caldo e pigro pomeriggio settembrino, infatti, divertendosi a navigare in internet insieme al figlio, entra nel sito di Facebook e si imbatte nel profilo della ragazza che amava disperatamente in quegli anni, dalla quale purtroppo non era mai stato ricambiato. Da qui parte un viaggio interiore fatto di profonda nostalgia, ricordi e passioni , che porterà il suo destino ad intrecciarsi in modo imprevedibile con quello della ragazza, divenuta ormai una donna matura. Il racconto offre un appassionante, fedele e nostalgico spaccato della vita italiana durante i grandi avvenimenti e mutamenti sociali e politici, che segnarono in modo indelebile un’intera generazione, quella del ’68. I contenuti del racconto sapranno quindi parlare delle profonde passioni e dei disperati amori a chi li ha vissuti all’epoca e a chi ne è tuttora alla ricerca. Ad arricchire il racconto una trama gialla che, partendo da un episodio criminoso avvenuto allora, conduce ad oggi, per terminare con un finale mozzafiato.

Andrea Benei per Booky Booky:

Alcune storie meritano di essere raccontate. Alcune di queste perché ritraggono alcuni profili di uomini e di donne le cui azioni ben rappresentano il mondo dentro al quale ci muoviamo tutti, e da cosa questo mondo ha ereditato i suoi tratti somatici. È indubbio, per l’Occidente, che uno di questi mondi sia stato il decennio dei ’60.

Scendere in quegli anni, oggi, è possibile per lo più attraverso i documenti e le opere che quegli anni hanno generato, e che abbiamo ereditato, conosciuto, e sui quali si basa oggi un vivace revival dell’energia vitale che i Sessanta possedevano ed esprimevano senza difficoltà. Il nostro approccio alla preparazione culturale, alla società civile, e la moda, e addirittura uno tra i più seguiti serial televisivi sono adesso frutto di elaborazioni sgorgate in quel tempo lontano ormai mezzo secolo.

La storia di Daniela Alibrandi, esordiente, regala un’esperienza più viva di tutte queste. Nessun segno sulla neve è una discesa nella vita quotidiana di quegli anni, attraverso una prima persona sorprendente per un’autrice: un uomo.

Un uomo del nostro tempo, degli anni duemila, che avvicinandosi ad un altro burrone, i social network, compie quasi inconsapevolmente un’operazione affettiva ovvia: cercare i protagonisti del suo passato, quello emotivo, quello dell’adolescenza. E spalancando così nuovi contatti recisi dal tempo, quest’uomo riscopre, e con lui noi, il bel ’68.

Facce, persone, personaggi, avventure, sensazioni fisiche e tumulti del pensiero e del cuore risorgono come appena vissuti, e il medium del suo ricordo offre al lettore l’impressione sublime di percorrerli come potessero essere i propri.

Roma. L’eterna, silenziosa, la testimone perfetta dei moti dell’umanità, quelli grandi e quelli non visti, sfuggiti. Il ruggito del ’68 qui non è una registrazione in bianco e nero, o una ricordanza documentale, è una visita di persona in una quotidianità sconvolta dalla passione di quel periodo, chiusa nelle aule di una scuola, nelle pareti di una casa di quartiere, strillata per vie dove il rosso e il nero si spezzavano all’uscita dai licei, per fronteggiarsi e per risolversi nella società italiana di oggi.

Partecipare alla politica del corteo e soffrire l’invadente presenza di genitori per la prima volta non temuti, non presi più ad esempio, semplicemente svelati in tutta la loro antichità di costumi, di costrutti, di valori. Organizzare scherzi e baruffe, conoscere ambulanti e professori, innamorarsi e lottare fisicamente per un futuro che sia, dopo le brutture dei padri in guerra, finalmente a misura d’uomo.

Molte ragazze oggi prendono ad esempio l’aggressivo femminismo delle sessantottine, ed ormai quest’immagine stantia è diventata anacronistica, pop, conosciuta per capi sommi e imprecisi. Daniela Alibrandi, come se non ci sorprendesse già con l’inquietante precisione con cui si è calata nei panni di un uomo, propone una protagonista femminile magica, slacciata da ogni cliché abusato del ’68. Milena, di una bellezza virale, dagli occhi non azzurri, non verdi: trasparenti. Associazione mentale: cosa contenga il vuoto, è una delle domande che portò Yves Klein a lanciarsi da un palazzo. E in quello sguardo limpido come un volo verso il basso troveremo uno dei più realistici esempi della sofferenza e del costo che l’emancipazione di sé può chiedere a una donna.

Milena è una chiave prodigiosa per capire quel periodo, per riflettere se quel periodo si sia effettivamente risolto come si auguravano i ragazzi che corrono e vivono tra le righe di Nessun segno sulla neve.

Questa bella prima prova svapora in un fumo di thriller, alcune pagine di diario fin dall’inizio fanno sbandare il lettore verso un climax drammatico che si svela piano, ma a intervalli sempre più corti. Inizierete a leggere questo romanzo per vedere Roma nel ’68, o per respirare l’aria delle manifestazioni che hanno permesso i successi e i fallimenti della nostra società, oppure per scoprire cosa pensino gli uomini, e vi troverete stretti in una storia convulsa e romantica che, come il ’68 ci ha insegnato, non può esimersi dal sanguinare per trovare finalmente la propria soluzione.

La nuova edizione di “Nessun segno sulla neve” pubblicata nel 2015 da Universo Edizioni e inserita nella collana editoriale Crimini Innocenti

Massimiliano Baldacci per L’Opinione di Civitavecchia:

Cosa accadrebbe se, dopo aver creduto di calpestare la distesa bianca e vergine di neve che è la nostra vita, ci accorgessimo, voltandoci indietro, di non aver lasciato alcun segno sulla neve?” E’ con questo interrogativo che i partecipanti all’incontro di Giovedì scorso, lasciano la sala della Biblioteca Civica dove è stato appena presentato il libro dal titolo “Nessun segno sulla neve”, scritto da Daniela Alibrandi per le Edizioni Laboratorio Gutemberg, Alla presenza di un pubblico attento ed eterogeneo, la presentazione si apre con una introduzione al testo ed alla scrittrice da parte del critico e giornalista Fabio Sajeva, delle Gutemberg. Subito dopo la docente Velia Ceccarelli, oltre a presentare la vita artistica e personale dell’autrice con tono appassionato e coinvolgente, sottolinea come la narrazione della Alibrandi abbia la capacità di saltellare con naturalezza sui due grandi temi che emergono dallo sfondo dell’opera. Da un lato l’afflato romantico e rivoluzionario di una voglia di emancipazione dalla società borghese contro cui si scagliarono i ragazzi del 68 e dall’altra le misteriose dinamiche individuali che ci parlano di amore e gioia piuttosto che di dolore e sofferenza. Con una sgradita ospite che fa irruzione in modo prepotente e che non abbandonerà mai più la scena, la violenza, declinata nel privato piuttosto che nel collettivo. Sempre la Ceccarelli nel presentare le tematiche contenute nel testo che, ricordiamolo, per una “buona” parte della storia del romanzo si svolge proprio nel territorio di Santa Marinella, pone per prima – in un gioco di batti e ribatti con Sajeva, le prime domande all’autrice. Quest’ultima padroneggiando le scomode domande provocatoriamente poste dai complici co-presentatori, dopo aver bene sostanziato i temi posti alla sua attenzione sul clima vissuto negli anni del ’68, sulle lotte politiche tradite dalla politica, sul suo a-femminismo e poi ancora su legalità e famiglia, fa virare  l’attenzione al testo, in modo più approfondito. Lo spunto viene dato dalle “Voci” della biblioteca che, estrapolando alcuni brani dell’opera in modo particolarmente espressivo portano i partecipanti per qualche passo nelle trame del romanzo. Alla lettura, il romanzo scorre con ritmi decisamente coinvolgenti, probabilmente la scelta dell’io narrante inframmezzato da scorci tratti da ricordi e di appunti da diario, genera nel lettore una maggiore identificazione con il protagonista. Volendo evitare l’elegia di cortesia, possiamo segnalare all’autrice – nella speranza che voglia farne tesoro, il fatto che in alcuni tratti, avendo scelto per protagonista un uomo, a quest’ultimo sembra fargli toccare moti dell’anima e sfumature in alcuni momenti decisamente troppo femminili.  Sicuramente il tema affrontato è indiscutibilmente vasto e complesso, come si ricordava all’inizio, le vicende personali innestate nei sommovimenti di quegli anni posti in parallelo con le sconfitte valoriali di chi vive nell’attualità non è una chiave di facile soluzione. L’autrice però con spiccato senso tattico risolve il suo romanzo facendolo divenire un thriller dai toni noir, non banale e assolutamente sorprendente. Il gioco dei ruoli è particolarmente interessante e le figure che appaiono al principio passive risolvono il romanzo in modo decisamente inaspettato. Senza dubbio, la crisi che attanaglia l’attuale modello socio-politico, è figlia di quelle sconfitte morali e, che lo si voglia riconoscere o meno, ci stiamo nutrendo in un bel frullatone di disvalori consumistici, dei suoi peggiori frutti. Non è un caso infatti che le interessanti domande al termine della presentazione, portano il segno di una cocente delusione e senso di tradimento, proprio di quei valori di cui la rivoluzione sessantottina intendeva farsi portatrice. Oltre ai complimenti e all’apprezzamento nei confronti dell’opera, non erano pochi coloro che già avevano letto il romanzo, l’autrice ha felicemente risposto anche alle domande circa i contenuti politici e passionali della storia. Non sono infatti passate inosservate, ad alcune lettrici, alcune delle pagine piuttosto calde che in qualche misura graffiano le sensibilità più castigate. Come ricorda la quarta di copertina “Il racconto offre un fedele e nostalgico spaccato della vita italiana durante i grandi mutamenti sociali e politici che segnarono un’intera generazione, quella del ’68. Profonde passioni e disperati amori  per chi li ha vissuti all’epoca e per chi ne è ancora alla ricerca. Ad arricchire il racconto una trama gialla che partendo da quegli anni conduce ad oggi, per terminare con un finale mozzafiato”. Ci sembra un bel viatico tutto sommato, per una Autrice che di certo ci riserverà come annunciato al termine della presentazione e prima dei saluti di rito, un nuovo libro su un tema importante quanto delicato come quello centrato sul mondo della violenza sui minori.

Alessandro Colò per Kathodik:

Facciamo una premessa, ciò che mi aveva attratto di questo libro era stata la quarta di copertina che riportava le testuali parole: “Il racconto offre un appassionante, fedele e nostalgico spaccato della vita italiana durante i grandi avvenimenti e mutamenti sociali e politici che segnarono in modo indelebile un’intera generazione, quella del ’68”, invece probabilmente è proprio questo il limite più grande del racconto… Ma andiamo per gradi.
Il romanzo prende il via dalla descrizione della quotidianità di un affermato oncologo romano che casualmente, e grazie al figlio “smanettone”, entra in contatto tramite Facebook con il proprio passato e con un amore a tratti morboso mai realmente sopito nel tempo. Da qui partono una serie di flashback che ci catapultano alla fine degli anni sessanta, periodo in cui il futuro medico frequentava i primi anni del liceo e veniva chiamato Dustin, per la somiglianza con l’attore americano a quel tempo sulla cresta dell’onda (e già qui si sente quel sapore un po’ forzato della ricostruzione del tempo che fu). L’amicizia al tempo faceva gioiosamente convivere il nostro Dustin tendenzialmente di sinistra (non per scelta ma per essere vicino alla ragazza dei suoi sogni, Milena, che naturalmente gli preferiva il bel capopopolo organizzatore delle manifestazioni) e Nuccio, suo compagno di banco e di scorribande, benestante proto-estremista di destra.
La serenità del presente del professore, fatto da una stabile amante e da una quieta moglie oltre che da una famiglia affettuosa, viene quindi irrimediabilmente turbata dal passato e dal desiderio di chiudere il cerchio affettivo che lo lega ancora alla bella Milena e ad alcuni fatti tragici e violenti su cui non è mai stata fatta chiarezza.
Questa in “soldoni” la trama, che come dicevo trova il suo freno maggiore nelle ambientazioni del passato, in cui viene presentato un ’68 a tratti stereotipato e a tratti malinconico dove non si respira l’aria fatta di grandi sogni, grandi speranze e grandi ideali ma anzi, in alcuni passaggi, sembra quasi che si voglia racchiudere il tutto negli episodi di violenza fini a se stessi.
Il meglio del romanzo invece ci viene dalla grande padronanza di scrittura dell’autrice Daniela Alibrandi che risulta, in alcuni passaggi descrittivi soprattutto di luoghi e paesaggi (le vicende si dipanano in una Roma inconsueta, disegnata con maestria e passione, una maestria e una passione che sembrano venire da chi certi posti li ha vissuti intensamente), scrittrice di valore potenzialmente enorme.
La trama gialla, a differenza delle vicende affettive, è decisamente ben costruita il che rende la lettura, maggiormente nella seconda parte del romanzo, godibile e ricca di pathos.
Quindi in conclusione un consiglio ai lettori, superate quelle parti che possono avere un sapore un po’ artefatto e quelle che rischiano di sfociare nell’harmonyzzazione del racconto perché superata la collina la strada è in discesa e vale la pena percorrerla. Vi garantisco che a bilanciare il tutto ci sono anche alcuni momenti pulp da non perdere.

Centro di Documentazione di Pistoia:

Le ubbie di un professionista romano, uno che ha fatto carriera, ha cambiato il proprio status sociale con un matrimonio socialmente azzeccato, ha una famiglia che, come tutte le famiglie, passa attraverso le varie crisi, classiche ma non devastanti nei rapporti tra generazioni diverse; tuttavia in mezzo ad altri banalissimi e presunti segreti di corna da professionista borghesuccio nasconde un segreto, anzi, un peccato segreto di gioventù. Dopo aver scoperto quale strumento potente sia la rete informatica con i social network, cade volontariamente in una ricerca di quel che è stato realmente quello che lui, il protagonista, ha sempre considerato il miglior periodo della sua vita. È un viaggio interiore, fatto di ricordi ma anche di ricerche pratiche per ritrovare un notiziario 219 amore giovanile, trasformato dalla nostalgia nell’amore-vero-e-puro-della-vita. Con un finale mozzafiato. Una lettura del periodo più difficile della seconda metà del Novecento per tutto il pianeta, il ’68 e dintorni, piuttosto banale per chiunque Io abbia vissuto in prima persona, a Roma come in qualsiasi città di provincia. L’autrice non sembra in realtà interessata a raccontare la Storia attraverso le storie, questo è un giallo ambientato nell’attualità con flash back nel passato di ieri letto come un periodo in cui si sentiva tanta buona musica, finalmente anche roba d’oltremare, e in cui scopriva sesso e libertà di marinare la scuola con uno sfondo fatto di violenza estrema, di scontri tra fascisti e compagni, ma che era lontana dalla vita della stragrande maggioranza degli studenti che, infatti, faranno le loro scelte e la loro vita indipendentemente dagli avvenimenti in cui sono immersi. Salvo poi misurarsi con la concretezza della quotidianità senza ideologia ma con tanta violenza a cui nessuna pratica degli anni ’70 può porre rimedio, e che ha un solo sbocco, evidente nell’ultimo capitolo del libro. Amaro anche nella realtà.

Aurora Logullo per La Bottega Editoriale:

Nessun segno sulla neve è un giallo sui generis. Un percorso che si apre con un salto indietro nel tempo, agli anni del liceo, per rivivere le stesse intense sensazioni di allora o sistemare qualcosa lasciato in sospeso. A volte poi basta poco perché ci si trovi sommersi dal flusso dei ricordi e dal desiderio di recuperare rapporti ritenuti fondamentali un tempo, ma lasciati andare. Nell’era dei social network, poi, in cui digitando un nome in uno spazio vuoto si possono ritrovare con facilità persone con cui non si hanno rapporti da tempo, è molto semplice fare un tuffo nel passato senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.
Francesco, il protagonista, si trova in un pomeriggio di settembre a cercare tra i volti di Facebook i suoi compagni di liceo: «il cuore mi sta battendo leggermente più forte, i nomi stanno uscendo da dietro l’armadio impolverati, ma pieni di fascino. Il liceo, l’esperienza più bella e più drammatica della mia vita. So di risvegliare in me avvenimenti che ormai dormivano in silenzio, ma non ne posso fare a meno». Davanti alla foto di Milena, il suo primo amore, inevitabilmente invecchiata, ma ancora bellissima, i ricordi irrompono prepotenti e Francesco, ora rispettabile oncologo sposato e con quattro figli, non può trattenere il desiderio di mettersi in contatto con lei e rivederla.

                            Il ’68: primi amori e contestazione politica
Da questo punto in poi il lettore segue Francesco lungo la strada dei ricordi: perché Milena potrebbe rifiutare di incontrarlo? Cosa cela di tanto drammatico il suo passato? Fin dall’inizio dunque incombe sulla storia un intenso alone di mistero, che l’autrice riesce abilmente a mantenere vivo nel corso di tutta la narrazione. Ci si trova così catapultati nelle aule di un liceo romano tra il ’68 e il ’69, anni di cui si rievocano anche film e musica, quasi lunga colonna sonora per tutto il romanzo. Francesco, e il lettore con lui, rivede Nuccio Resia, compagno di banco e di avventure estive, un ragazzo difficile, profondamente segnato dall’abbandono della madre. Rivede l’arrivo di Milena, trasferitasi da Imperia a Roma con la madre e il fratello, molto silenziosa, ma capace di attirare le attenzioni di tutti i maschi della classe. Nella caratterizzazione di Francesco e degli altri personaggi, l’autrice prende le distanze da qualsiasi stereotipo, mostrandone, con profonda capacità di immedesimazione e verosimiglianza, debolezze, paure e vigliaccheria.
Ovviamente non manca in quegli anni la contestazione politica: Nuccio si avvicina ai gruppi di estrema destra, Milena stringe una relazione con Roberto Menechini, leader dei gruppi di sinistra, che segue politicamente. Ciò che invece caratterizza Francesco è l’incapacità di scegliere, la voglia di lasciare che le cose vadano da sé senza che lui debba agire in qualche modo: un tratto della personalità che nella maturità diventa più acuto, perdendo però quella spontaneità adolescenziale e facendolo quindi apparire agli occhi del lettore ipocrita ed egocentrico.
Dapprima si avvicina alla sinistra per amore di Milena, ma la mancanza di coraggio in un corteo, conclusosi in modo violento, mette in crisi l’amicizia con la ragazza; in seguito, riconsidera le sue priorità e passa al fianco di Nuccio, senza particolare attivismo: «vedendo che il mio simpatizzare non andava oltre determinati atteggiamenti, i più estremisti di destra mi tacciarono di vigliaccheria e di infedeltà. Per cui per parecchio tempo dovetti guardarmi sia dai sinistroidi, che ormai mi avevano bollato come un giuda, che dai destroidi, che mi avevano bollato come un infedele».
Nonostante tutto, Francesco ha l’occasione di strappare un tenero bacio alla ragazza in un pomeriggio di studio. Rifiutato, il ragazzo racconta tutto a Nuccio, il quale metterà in atto una sadica vendetta ai danni di Milena nella palestra della scuola: «Non seppi mai quello che successe dopo, se Nuccio le usò violenza o no, io scappai senza voltarmi indietro, sapendo che avevo perso il sentimento più bello e più puro che un essere umano possa provare».
La fuga di Francesco dalla palestra sancisce la definitiva rottura con i due compagni di classe: il rifiuto di agire e di prendere una posizione anche in una situazione così drammatica e nei confronti di una persona a lui emotivamente legata costituisce un vero tradimento, che il protagonista nasconde nel tempo, ma per cui una banale ricerca su Facebook è in grado di sollevare un senso di rimorso. Leggero però: nonostante la gravità della cosa il protagonista continuerà a credere di essere ancora in tempo per scusarsi e recuperare il grande amore della sua vita, con risvolti inevitabilmente drammatici.

                   Suspense e sovrapposizione di piani
Ecco dunque che dopo una rievocazione dolce e malinconica dell’adolescenza e degli anni ’60 il romanzo assume un ritmo molto più accelerato, trasformandosi in un vero e proprio giallo: cosa è successo nella palestra della scuola dove Francesco ha lasciato soli Milena e Nuccio, scappando via di corsa? Chi ha ucciso Roberto Menechini, l’ormai ex ragazzo di Milena?
L’autrice si dimostra infatti abilissima nel catturare l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine attraverso un’elaborata combinazione di detto e non detto: seguire il flusso dei ricordi del protagonista non basta, Milena è l’unica che sa come sono andate veramente le cose.
Si tratta dunque di un romanzo dalla struttura ricercata e complessa, ma perfettamente ponderata, in cui diversi misteri si incastrano l’uno dentro l’altro con grande maestria: la stessa Milena, prima di trasferirsi a Roma, ha dovuto fare i conti con una dolorosa esperienza, solo implicitamente rievocata nelle pagine del suo diario che interrompono spesso il filo della narrazione principale. Quella precedente esperienza, apparentemente slegata dall’episodio della palestra, collaborerà a minare la sua fragilità e la sua stabilità, inducendola a compiere atti di violenza estrema. L’autrice non lascia dunque nulla al caso, ma ogni spunto è funzionale allo svolgimento della narrazione.
Proprio questo gioco di incastri conferisce al testo un ritmo vivace e ascendente, che non lo rende mai monotono. Anzi: quando sembra che tutto si sia risolto per il meglio e che effettivamente il dolore e il rimorso siano stati cancellati dal tempo, un finale del tutto inaspettato lascia il lettore senza parole, ma piacevolmente stupito dall’abilità narrativa dell’autrice.
L’eccezionalità del romanzo risiede dunque nella straordinaria capacità evocativa dell’autrice, nell’abilità di creare una trama originale e mai scontata e nell’uso perfettamente ponderato di vari strumenti retorici per mantenere alto il livello della suspense, ma non solo: lo stile chiaro e fluido, nonché il lessico semplice, permettono infatti al lettore di procedere senza interruzioni fino alla fine. Il prodotto finale della combinazione di tutti questi elementi è un romanzo avvincente e facilmente godibile dalla prima all’ultima pagina, una lettura tutta d’un fiato che non potrà deludere il lettore.

Simona Leo per Temperamente Libri:

Non si può parlare di un vero e proprio giallo, almeno secondo il mio modesto parere. Non ci sono investigatori e, inizialmente, neanche qualcosa su cui indagare. Buona parte del libro ci inserisce poco a poco nella vita di Francesco, un oncologo, marito di Giulia e padre di tre figli: Luigi, Michele e Amanda. Dopo che il protagonista scopre, attraverso uno dei figli maschi, il mondo virtuale di Facebook decide di recuperare i contatti con i suoi vecchi compagni di classe, o meglio con una compagna di classe, Milena. Da questo momento in poi iniziano una serie di flashback che ci portano indietro nel tempo, offrendoci un ottimo spaccato di quello che fu il ’68, un anno cruciale per la nostra storia, la quale positivamente o negativamente subì una svolta. A poco a poco recuperiamo ogni tassello dell’esistenza di Francesco, che in queste pagine si svolge tra vita presente, e quindi vita coniugale, tradimenti e lavoro, e vita passata, ricostruita attraverso i suoi ricordi: il liceo, le manifestazioni studentesche, le divisioni politiche, l’amore non ricambiato per Milena e il suo senso di colpa. Il tutto diventerà estremamente attuale e a ciò contribuirà il ritorno, nella sua vita, di quella ragazza, ora donna matura, che non ha mai smesso di amare. Solo nelle ultime pagine, infatti, si sviluppa un giallo, che ricollega il passato al presente e che si conclude con un finale crudo e inaspettato, e che, tuttavia, non prevede indagini o la presenza di un investigatore.

La storia procede lentamente nella prima parte, arricchendo di volta in volta l’immagine di Francesco, e, inciampando qua e là in refusi e piccole sviste, subisce un’accelerata sul finale, dove tutto si svela velocemente. È forse questa la parte più riuscita, dove ai sentimenti di repulsione verso un mondo maschile traditore e vigliacco si contrappone un ritmo incalzante animato da ansia e terrore, dovuti a una giustizia raggiunta ‘ingiustamente’ e in modo del tutto privato.

Livia Frigiotti per Anobi:

Libro particolare. Si tratta di un lungo racconto in prima persona. Un giallo segnato dalla storia vera e vissuta della contestazione studentesca del ’68. Era difficile essere studenti in quel periodo e soprattutto era difficile rimanere impassibili senza schierarsi di fronte agli eventi e al vento di cambiamento; cambiamento a volte troppo violento per essere sostenuto, riconosciuto, vissuto e portato dentro in quello che è stato il futuro di quegli studenti. Un liceo classico di Roma (strano tra le righe per me, riconoscere lo stesso liceo dei  miei studi tanti anni dopo), la feroce contestazione, i gruppi politicizzati (destra, sinistra) i comitati, gli assembramenti, le risse, gli omicidi politici. Ma in tutto questo i personaggi principali vivono ore difficili e concitate che segneranno per sempre le loro esistenze future. Ma il personaggio principale a suo modo subisce gli eventi, con i suoi sentimenti  subisce le forti personalità di chi lo circonda. Questo non gioca a suo favore e non lo farà crescere e maturare, piuttosto lo renderà sempre piuttosto disattento e ingenuo. Figli di famiglie troppo chiuse o già scardinate dalla vita, contestano il sistema e la famiglia stessa con quella educazione chiusa che non segue il vento di cambiamento. Ma l’interiore rabbia del ’68, in questo racconto,  creerà un mostro ben più grande che si paleserà con tutto il suo odio e la sua più estrema e premeditata ferocia. Tutta la storia è attraversata da un omicidio ma tra le righe si nascondono anche altri delitti più o meno aberranti e biechi.
C’è un finale del tutto a sorpresa dopo alcune pagine che danno una netta pausa che quasi non lo fa sembrare più un giallo. Il finale lo farà diventare un thriller spiegando il centro del racconto ma a mio modo di vedere, data la fantasia e la voglia di scrivere dell’Alibrandi, è un finale aperto che potrebbe anche voler avere un seguito e perché no, aprire a un nuovo filone investigativo. Lettura piacevole e accattivante proprio per le sue variazioni sul tema.

Alessandro Colò per Orthodik:

Facciamo una premessa, ciò che mi aveva attratto di questo libro era stata la quarta di copertina che riportava le testuali parole: “Il racconto offre un appassionante, fedele e nostalgico spaccato della vita italiana durante i grandi avvenimenti e mutamenti sociali e politici che segnarono in modo indelebile un’intera generazione, quella del ’68”, invece probabilmente è proprio questo il limite più grande del racconto… Ma andiamo per gradi.
Il romanzo prende il via dalla descrizione della quotidianità di un affermato oncologo romano che casualmente, e grazie al figlio “smanettone”, entra in contatto tramite Facebook con il proprio passato e con un amore a tratti morboso mai realmente sopito nel tempo. Da qui partono una serie di flashback che ci catapultano alla fine degli anni sessanta, periodo in cui il futuro medico frequentava i primi anni del liceo e veniva chiamato Dustin, per la somiglianza con l’attore americano a quel tempo sulla cresta dell’onda (e già qui si sente quel sapore un po’ forzato della ricostruzione del tempo che fu). L’amicizia al tempo faceva gioiosamente convivere il nostro Dustin tendenzialmente di sinistra (non per scelta ma per essere vicino alla ragazza dei suoi sogni, Milena, che naturalmente gli preferiva il bel capopopolo organizzatore delle manifestazioni) e Nuccio, suo compagno di banco e di scorribande, benestante proto-estremista di destra.
La serenità del presente del professore, fatto da una stabile amante e da una quieta moglie oltre che da una famiglia affettuosa, viene quindi irrimediabilmente turbata dal passato e dal desiderio di chiudere il cerchio affettivo che lo lega ancora alla bella Milena e ad alcuni fatti tragici e violenti su cui non è mai stata fatta chiarezza.
Questa in “soldoni” la trama, che come dicevo trova il suo freno maggiore nelle ambientazioni del passato, in cui viene presentato un ’68 a tratti stereotipato e a tratti malinconico dove non si respira l’aria fatta di grandi sogni, grandi speranze e grandi ideali ma anzi, in alcuni passaggi, sembra quasi che si voglia racchiudere il tutto negli episodi di violenza fini a se stessi.
Il meglio del romanzo invece ci viene dalla grande padronanza di scrittura dell’autrice Daniela Alibrandi che risulta, in alcuni passaggi descrittivi soprattutto di luoghi e paesaggi (le vicende si dipanano in una Roma inconsueta, disegnata con maestria e passione, una maestria e una passione che sembrano venire da chi certi posti li ha vissuti intensamente), scrittrice di valore potenzialmente enorme.
La trama gialla, a differenza delle vicende affettive, è decisamente ben costruita il che rende la lettura, maggiormente nella seconda parte del romanzo, godibile e ricca di pathos.
Quindi in conclusione un consiglio ai lettori, superate quelle parti che possono avere un sapore un po’ artefatto e quelle che rischiano di sfociare nell’harmonyzzazione del racconto perché superata la collina la strada è in discesa e vale la pena percorrerla. Vi garantisco che a bilanciare il tutto ci sono anche alcuni momenti pulp da non perdere.

La Giornalista Silvia Sciamplicotti:

Milena e Francesco ..o Francesco e Milena un grande amore dei banchi della scuola….si rincontrano in uno dei modi piu’ moderni dei nostri tempi un potente social network .facebook…e si ritroveranno con le loro gia’ arredate stanze  della vita con i mobli al proprio posto…con annessi e connessi di una solita routine quotidiana,,questo racconto ci porta per mano attraverso lo sguardo maschile di Francesco in un passato 68, in un amore che sembrava dimenticato …attraverso la scrittrice questo testo ne e’ trattato in modo che la sua scorrevolezza letteraria trascina chi si addentra in questa avventura a vivere o rivivere in prima persona attimi di grandi avvenimenti storici del paese e allo stesso tempo un contenuto ricco di sentimenti passioni e segnali di un’ epoca che ha scritto la nostra storia..ma attenzione non tutto quello che si legge al principio e’ come sembra ..infatti  la trama e i suoi personaggi si troveranno in un crescendo di emozioni quasi visive che sfoceranno in un finale assolutamente sorprendente e inaspettato.tutto passa attraverso le musiche che hanno segnato un’ epoca…simon e garfunkel..i beatles…ma anche battisti morandi…..chiunque abbia vissuto quel periodo non puo’ esimersi dal leggere questa meraviglia e chi invece non ne ha la consapevolezza trovera’ in questo thriller una descrizione piacevolissima ambientale e passionale. Chi di noi non ha avuto qualcosa che avrebbe voluto ritrovare dentro di se..aprendo magari uno sportello del cuore.

La Scrittrice Giulia Madonna:

Il romanzo”Nessun segno sulla neve” di Daniela Alibrandi narra  la vicenda di un oncologo di mezza età che, provenendo da una famiglia umile, ha fatto mille sforzi per arrivare al suo successo, e tra gli sforzi c’è stato anche il suo matrimonio sereno ma senza amore, riuscendo a barcamenarsi, tra mille bugie, lavoro, famiglia e i frequenti tradimenti, fatti ripetutamente per sentirsi ancora vivo. Improvvisamente, introdotto a  face book grazie al figlio per gioco,  vive un’intensa  crisi di mezza età per il ritorno nei suoi pensieri di una ragazza amata  tristemente da ragazzo. Il suo tormento lo porta ad isolarsi nel suo studio e rivivere i ricordi del passato in cui ha vissuto in prima persona le rivolte del ’68.

L’ autrice ricorre spesso all’uso del flashback che si alterna al racconto fatto tutto in prima persona, appunto dalla parte di Francesco, ed abilmente viene descritto il punto vi vista del protagonista che alterna le sue sensazioni del presente con le immense emozioni provocate dai ricordi del passato. L’autrice offre un piacevole spaccato degli anni della protesta giovanile e ci fa capire come i ragazzi allora vivessero intensamente quei giorni spinti da grandi ideali ma che poi tutto pian piano sfociò solo nella violenza sterile e pericolosa. Infatti la protesta ben presto  portò a scontri continui tra fazioni opposte e forze dell’ordine fino a sfociare nell’orrendo omicidio, che rimase impunito,  di uno dei ragazzi più attivi. L’ondata improvvisa e devastane dei ricordi scombussolano completamente il castello di fragili vetri che il protagonista ha imbastito  nella sua vita e comincia a non riuscire più a reggere il gioco. Cerca in tutti i modi di difendere la sua tranquillità ma i ricordi e gli antichi sogni prendono il sopravvento. Tutto va in tilt quando tramite face book riesce a  ricontattare la giovane amata. L’amore prende il sopravvento tra i due e a quel punto il protagonista, sentendosi finalmente vivo e realizzando il suo antico sogno, decide che metterà fine alla farsa del suo matrimonio. Ma un finale mozzafiato quanto improvviso e inaspettato scombussola totalmente tutte le  facili previsioni lasciando a bocca  aperta il lettore.

L’autrice ha saputo mettersi abilmente nei panni del protagonista e accompagnarci nei meandri del suo profondo tormento e nel suo continuo tentativo di essere fedele alla sua parte di buon marito, padre e professionista, senza però riuscire a reggere più un gioco stanco di fronte al profumo inebriante dell’amore. Lo stile è fluido e scorrevole, l’attenzione e il pathos non vengono mai meno lasciando il lettore avvinto alla narrazione fino in fondo. La scelta del finale improvviso e inaspettato lascia il lettore senza fiato e lo porta a riflettere se sia davvero il caso di mettere i propri valori a repentaglio solo per il gusto di sentire ancora i brividi lungo la schiena.

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Il Bimbo di Rachele, recensioni, Le Recensioni

Recensioni del thriller “Il Bimbo di Rachele”


 

Irene Teyxeira per Scrittura Mania:

Leggendo “Il bimbo di Rachele” si respira un forte amore per la scrittura,  riassunto, con estrema efficacia, da Daniela in questa sua dichiarazione: “Scrivere è il mio rifugio, il mio tutto“.
Non si fa fatica a crederle. Staccare gli occhi dalle sue pagine è davvero difficile e, se  si è costretti a farlo per impegni impellenti, un vero dispiacere.
La trama de “Il bimbo di Rachele” si snoda su due diversi piani temporali, dove si svolgono le vicende della protagonista, rispettivamente da giovane e da donna  matura.
Pagina dopo pagina, ci si affeziona a questa figura femminile, alle sua storia fatta di carenze affettive, fragilità, vizi e solitudine. Una storia sofferta, che è anche la sapiente radiografia di un’anima sensibile, con alle spalle un vissuto familiare difficile, l’incontro con l’uomo sbagliato e una perdita che, in qualità di donna, la segnerà nel profondo, spezzandone gli equilibri già precari, fino a farla sprofondare nell’alcolismo.
Daniela sa descriverne con perizia i moti dell’animo, scandagliando insistentemente la sua  interiorità, con un lavoro di scavo psicologico di spessore, che affascina e incanta.
Il libro è ambientato in parte a Roma e in parte a Santa Marinella, a due passi da Cervetri : il mare nelle vicende di Rachele quarantenne la fa da padrone insieme al paesaggio, che sembra prestarsi perfettamente all’ambientazione di questo thriller psicologico. Da un certo punto in poi, infatti, nella mente di Rachele inizia a insinuarsi un atroce sospetto che mette in serio pericolo la serenità ritrovata lasciando l’Urbe per trasferirsi nella località marittima.
E’così che il romanzo da psicologico si trasforma in thriller: il focus si sposta dall’interiorità della protagonista su indizi e accadimenti inquietanti fino al colpo di scena finale, che rimescola tutto, spingendo Rachele  a riconsiderare interamente la sua vita.
Il finale aperto potrebbe rappresentare una sorta di invito all’autrice stessa a proseguire la narrazione delle vicende di Rachele e chissà che Daniela Alibrandi non accetti di raccoglierlo, prima o poi! I suoi lettori gliene sarebbero sicuramente grati.
Per ora, godiamoci quest’opera, avvincente e ben scritta, nella quale emozioni forti, passione, eventi inspiegabili e colpi di scena giocano un ruolo di tutto rispetto, dando vita a una trama intrigante e godibilissima, magistralmente supportata da uno stile brillante.
La Giornalista Luana la Camera:

Cari lettori, in questo numero dedico a voi tutti l’intervista che il gruppo face book di “In treno” riflessioni per tutti i giorni ha fatto a Daniela Alibrandi lo scorso 31 agosto. L’autrice de “Il bimbo di Rachele” ci racconta cosa rappresenta per lei la scrittura e come nascono le sue ispi­razioni.

Daniela ci spiega che per lei l’ispirazione è come una carezza nell’anima che attiva un desiderio irrefrenabile di far uscire una storia, della quale lei già sente le prime parole che andranno a rappresentare l’inizio. Nel leggere il romanzo il lettore noterà come questo racconto sia capace di creare un contatto diretto con i ricordi e con tante esperienze che ciascuno di noi è costretto ad affrontare nel proprio percorso di vita.

La protagonista del romanzo, Rachele, è una donna che guarda al passato. Attraverso il suo libro Daniela ha voluto esprimere l’importanza dei sentimenti, la fragilità dell’animo umano, il peso di alcune decisioni per le quali si paga per la vita, l’amore infinito per la natura e per i figli. Difatti Il bimbo di Rachele rappresenta l’intreccio tra la ricerca di un amore che è sempre sbagliato e il dono che lei riceve proprio da chi vuole distruggerla. Sarà così possibile notare come in questo thriller vi siano alcune pagine piuttosto forti relative alla descrizione di una teoria politica sull’aborto, un tema scottante che ha permesso all’autrice di trovare risposte su una domanda che nessuno si pone o che molti hanno paura di farsi: Cosa c’è nell’animo di una donna nel momento in cui si sot­topone all’aborto?

Vi lascio con il suddetto quesito e per tutti coloro che fossero curiosi di conoscere la sto­ria di questo romanzo potranno acquistarlo suAmazon a un prezzo molto economico.

Fabio Pinna per Leggere a Colori:

http://www.leggereacolori.com/leggere-a-colori/recensione-di-il-bimbo-di-rachele-di-daniela-alibrandi/

Rachele, quarant’anni passati troppo in fretta, vuoti e persi. Poi una Rachele nuova. Questo libro ci presenta due vite diverse in una. Gli anni dell’amore per Riccardo direttore della banca dove Rachele lavora, amore clandestino in quanto lui giá sposato e con un figlio, che le permette di conoscere il sentimento e il sesso per la prima volta nella vita in una relazione complicata, in cui certo Rachele vorrebbe avere tutte le attenzioni per sè. La gravidanza inaspettata, il primo “bimbo di Rachele” da affrontare improvvisamente senza il sostegno di un uomo o di una famiglia, e senza casa.

Poi una fuga quasi obbligata per entrare in una spirale di oblio, alcool e dolorosi pensieri e ricordi. Una donna, come talvolta accade nella vita, che si trova a metà tra decidere se andare avanti o farsi condizionare da una serie di avvenimenti avversi e tristi, come la perdita del padre e della sorella. Una vita densa di preoccupazioni, di buche nel percorso, di motivi che vengono a mancare.

E poi una seconda vita, nata dall’estremo pericolo in cui si trovava la precedente, una nuova vita, che serve a reinventarsi come donna. Amarsi, avere il coraggio di scelte che possano portare la felicitá e l’autonomia nella propria vita, come la decisione di trasferirsi da Roma al paesetto di Santa Marinella a ridosso della scogliera. Uno stile di vita sano, puro e pensieri freschi come il vento d’inverno su quelle scogliere che la porteranno a trovare un nuovo equilibrio e infine un nuovo amore.

La storia appare tutt’altro che scontata perchè proprio nel momento di maggior realizzazione succederá qualcosa capace di alterare gli equilibri della storia.

I rapporti tra Rachele e gli uomini di questa narrazione saranno tutti a loro modo particolari e in qualche modo incompleti, a partire dal padre con una sorta di quasi disinteresse reciproco, poi Riccardo che la userá per i propri scopi e che non lascerá mai la moglie per lei, la riscoperta dell’ amore con Alexander un giovane sordomuto con cui è difficile comunicare, poi Michele un collega di lavoro che potrebbe non essere chi afferma di essere suscitando sospetti e paura nel suo animo, Alfio un’altro collega di lavoro che cercherá di starle vicino aiutandola a dipanare il mistero che si nasconde dietro Michele e al suo passato, rapporto anch’esso che rimarrá sospeso.

Un libro d’amore che assume i connotati di un giallo con dei delitti da risolvere e in cui Rachele stessa dovrá lottare per la propria vita. Ma la speranza non muore mai, e non morirá nemmeno in questa storia, con il secondo “bimbo di Rachele”, arrivato in un momento in cui la protagonista è più matura e più consapevole nonostante porti infinito dolore in sé.

Un romanzo ben scritto e incalzante in cui Daniela Alibrandi alterna opportunamente scene d’amore con scene di vita vissuta, dialoghi e mistero. Lo stile è semplice e immediato e la storia coinvolgente. Si può sempre trarre qualcosa di buono anche dalle avversità, forse questo il messaggio tra le righe di questa storia, e solo chi è abbastanza maturo da coglierlo può finalmente giungere alla felicitá.

                                                                                        *   *   *

Il libro è giunto alla sua terza edizione, dopo le prime due uscite, giunte tra i best Seller di Amazon Italia e Francia. Non dimentico le prime copertine del thriller tutto al femminile:

A sinistra “Aspettando l’alba” foto di Ivan Migoni, copertina della prima edizione.  A  destra  “Moments” della fotografa Antonella Del Duca”

 

 

1469828_510891389008771_673180469_n                     Il Bimbo di Rachele,Il thriller tutto al femminile

 

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Le Recensioni, Un'Ombra sul Fiume Merrimack, recensioni

Recensioni varie al libro “Un’Ombra sul Fiume Merrimack”


1454733_711298068900079_1731006414_nDa Pointblog:

Una adolescente, Diana, sta vivendo una meravigliosa esperienza, un anno di vita negli Stati Uniti che sta per concludersi. Lei cerca di vivere in pieno i mesi che ha davanti a sè prima di rientrare in Italia. Con la sua amica Jenny, una ragazza obesa, decide di andare a pattinare sul fiume MerriMack ancora in parte ghiacciato. La lastra su cui Diana pattina si rompe all’improvviso e lei, terrorizzata, guarda al di sotto della lamina. Vede scorrere l’acqua, che trasporta un corpo morto dal quale lei stessa rischia di essere trascinata a fondo.Per lei è l’inizio di un incubo che vivrà fino alla partenza da quella che reputava una tranquilla cittadina della provincia americana. Una storia emozionante e coinvolgente che si concluderà con un finale mozzafiato.Un libro complesso, che scava nei sentimenti umani, nel rapporto conflittuale esistente tra madre e figlia e parla di amicizia profonda. Una trama thriller che prende l’attenzione del lettore sin dalle prime righe per condurlo fino a una conclusione completamente inaspettata.
Notevoli ledescrizioni della particolarità dei luoghi e della natura del Nord America.Interessanti i riferimenti alla guerra nel Vietnam e come questa veniva all’epoca vissuta e subita dalla società americana.Questo libro è rientrato tra i vincitori del premio letterario internazionale NaNoWriMo 2012. L’autrice, che ha già scritto “Nessun Segno sulla Neve”, per il quale è stata definita la futura Patricia Cornwell, e “Il Bimbo di Rachele”, due thriller che hanno avuto molto successo, non si smentisce. La sua particolarità di scrivere dei thriller che non siano fini a se stessi, ma collocati in precisi momenti storico sociali si nota chiaramente anche in questo libro, che rappresenta senz’altro una lettura interessante ed entusiasmante.

Mariella Baroli per il giornale L’Intraprendente:

«Il miglior modo per scrivere un romanzo è iniziare a scrivere» e novembre è il mese giusto per farlo. NaNoWriMo nasce quattordici anni fa con l’intento di aiutare chi sente di avere una storia da raccontare a prendere carta e penna – o accendere il proprio laptop – e iniziare a scrivere. Il tutto in un mese, che in numeri equivale a 50mila battute, 1,667 al giorno. È la storia di un sito qualsiasi che è riuscito a trasformarsi in uno degli eventi più attesi a livello mondiale. I partecipanti arrivano da ogni parte del mondo – incoraggiati a scrivere in inglese o nella loro lingua madre – e per quest’anno si prevedono circa 500,000 iscrizioni (contro le 341, 375 dell’anno precedente). Gli italiani che scelgono di partecipare alla “gara” sono un numero sempre in crescita. Alcuni vincono (arrivano a completare le 50mila battute), altri perdono, altri ancora abbandonano a metà (incolpando il blocco dello scrittore). Ma c’è anche un’altra categoria; quella composta da chi, grazie a NaNoWriMo, riesce a diventare un vero e proprio scrittore. Il libro di Francesca D’Amato, I Draghi dei Visconti, è stato pubblicato nel 2010. Così come Un’Ombra sul Fiume Merrimack di Daniela Alibrandi e Controvento di Aura Conte, entrambi editi nel 2013. In totale sono più di 250 gli scrittori pubblicati da case rinomate – migliaia quelli scelti da case indipendenti o auto-pubblicatisi –, l’allieva più famosa è persino riuscita a trasformare il suo romanzo in un film hollywoodiano. Come Acqua per Elefanti di Sara Gruen nasce nel 2007 da un’idea nata su NaNoWriMo.

Libera Il Libro:

Un thriller appassionante e coinvolgente, ambientato in una cittadina del New England nel 1965, quando gli Stati Uniti erano nel pieno della guerra col Vietnam. Trama intrigante e finale mozzafiato, stupende descrizioni della natura Nordamericana e non mancano riferimenti storici.Questo libro è rientrato tra i vincitori del premio letterario internazionale NaNoWriMo 2012, nella sezione Giallo-Thriller
In vendita online su Kindle Amazon, circa € 3,00, è stato pubblicatoin versione cartacea da Youcanprint editore. L’edizione inglese sta uscendo in questi giorni in contemporanea negli Stati Uniti, in Canada e in Europa!

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Le Recensioni

Recensioni dagli Stati Uniti per “A Shadow on Merrimack River”


1391781_1424297347783723_1669529355_nDai Lettori:

a thriller set in New Hampshire in the 1960s, March 21, 2014
This review is from: A SHADOW ON MERRIMACK RIVER (Kindle Edition)
This thriller set in New Hampshire in the 1960s looks at one girl, her family, and the shadows of her life that are revealed. The author has done a wonderful job at portraying American life as seen through the eyes of a visitor to this country and the mystery behind the shadow on the Merrimack River is one that’s not easily solved by the reader.
The phrasing was a little hard to understand at times–it’s translated into English from Italian, and obviously by someone whose first language is not English. I would suggest that the author look for a translator who is American and is fluent in Italian for her next book, rather than an Italian who is fluent in English. I believe that would help with the ease of reading.
This issue did not reflect on my enjoyment of the book, however, and I look forward to the next book Ms. Alibrandi has for us.
5.0 out of 5 stars Good Quick Read- Interesting Journey, January 2, 2014
This book was a bit of a challenge at times {being translated from Italian}some phrases took me a bit to decipher. This did not take away from the main story. It is a tale of being treated as an outcast because of coming from another country, the way some shy away from people that are different. You become very connected to the character because of her treatment. The journey of finding a body within the water, adds the mystery. The building suspense and great character development leads to an unexpected ending.
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5.0 out of 5 stars A Mystery-Lover’s Mystery, December 9, 2013
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This review is from: A SHADOW ON MERRIMACK RIVER (Kindle Edition)
It has a great storyline and all the ingredients of a page-turning thriller with the suspense building chapter by chapter and then a totally unexpected surprise ending. I liked how we knew what the main character was thinking and feeling throughout and I had empathy for her. I also admired her courage in seeking out the truth even at risk to herself although I was scared for what might happen to her.
The translation could be a little smoother but that did not take away from understanding and enjoying the plot and character development. I didn’t want to put it down until I finished it! And now I’d like to read more!
5 out of 5 stars Excellent !, December 1, 2013
Verified Purchase(What’s this?)
This review is from: A SHADOW ON MERRIMACK RIVER (Kindle Edition)
I absolutely loved A Shadow on Merrimack River. It is definitely a page turner, and suspenseful throughout the story. The characters are well defined and the author’s attention to detail is amazing. A quick and wonderful read !
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