LA PAROLA AI LETTORI

La recensione di un lettore o di un critico letterario?


“UNA MORTE SOLA NON BASTA è un romanzo corposo, intenso, ricco di personaggi e di vicende. La narrazione ci porta subito indietro nel tempo e ci immerge con forza nell’atmosfera grigia degli anni cinquanta, molto  simile a quella che percepiamo nei documentari consunti dell’epoca, metafora di una realtà che ancora brucia per le ferite della guerra appena conclusa. Ecco davanti al lettore le case diroccate dai bombardamenti, la miseria che coinvolge tutte le classi sociali, la gente che fatica a riprendersi dalle violenze subite, dallo stupro morale collettivo. Questo ritorno malinconico al passato incomincia proprio da quell’ospedale Forlanini che, con la sua architettura squadrata e “pubblica”, con i suoi cameroni, ci induce a perdere quell’intimità col nostro corpo, così come la malattia devastante cui fa riferimento. Qui avviene l’incontro e l’inizio di due storie diverse ma simili, quella di Ilaria e quella di Michela, due bambine, di cui la seconda appena nata.  Negli  avvenimenti successivi infatti le due protagoniste si perderanno di vista e vivranno vicende lontane l’una dall’altra, ma accomunate dalla sofferenza di un’infanzia derubata di tutta la sua poesia, di un’innocenza tradita e violentata anche nel senso letterale del termine. L’autrice propone in modo simmetrico ed equilibrato le due storie, che prima di convergere in un’unica storia, vengono sempre più ad impregnarsi del male, di quel male vigliacco, che colpisce i deboli, gli innocenti, nella loro intimità, difficile all’inizio da decifrare. E’ il male che abita nascosto nel silenzio delle mura domestiche e diventa poi il linguaggio di un rapporto familiare distorto ancora più lacerante perché soffocato dalla paura e dalla vergogna, ancora più crudo perché inflitto proprio da chi dovrebbe volere il bene. E’ il male come desiderio, come voluttà, come libidine, anche se abietta. E’ il male come ingiustificabile rivincita sulle frustrazioni. Daniela Alibrandi, affronta questa tematica “difficile” con la forza persuasiva e l’equilibrio della grande scrittrice. E alla fine ci presenta il male, come reazione al male, come catarsi. Un mondo intenso, raccontato in tutte le lingue, e spesso pervaso dalla rassegnazione. Ma il linguaggio crudo degli ultimi momenti di vita si apre all’improvviso nella poesia pura “s’illumina d’immenso”. Allora la morte, per l’innocente che la subisce, diventa la liberazione del corpo imprigionato in una vita grama  e rassegnata. La morte come luce e resurrezione,  come evento salvifico, in una escatologia per così dire  “immanente”. Mentre nei riguardi di chi ha compiuto il male, la morte è il termine di una parabola giustizialista e non c’è luce. In questo caso il male, costruito a tavolino, ha una sua finalità e la vittima lo subisce con le stesse modalità con cui lo ha inflitto. Ed ecco che alla fine balza evidente il significato del titolo: UNA MORTE SOLA NON BASTA.”

Bruno Brundisini

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“Nessun segno sulla neve”, la recensione di Bruno Brundisini


E’ un grande piacere per me pubblicare la recensione a cinque stelle di Bruno Brundisini, un autore che ringrazio molto. “Nessun segno sulla neve“, il mio primo libro, quello che dalla critica è stato definito Il libro scritto con la mano sinistra, quella del cuore, viene analizzato nella recensione in modo profondo e completo. Brundisini è riuscito a coglierne le molte sfumature, rendendole palpabili e palpitanti, traducendole in tangibili emozioni.

“Il romanzo NESSUN SEGNO SULLA NEVE è un thriller ambientato a Roma e nelle vicinanze che ha come protagonista un medico oncologo. La narrazione parte dai nostri giorni per poi andare agli anni sessanta, quelli della contestazione studentesca, facendo il giro di boa intorno ad un delitto allora non risolto. In un ritmo narrativo sempre più serrato si arriva di nuovo ai nostri giorni con un finale ricco di colpi di scena e del tutto imprevedibile. L’autrice, con grande maestria, scava nella psicologia dei personaggi, soprattutto del protagonista. La narrazione,che nei primi capitoli si sofferma sulla quotidianità ed ipocrisia di una famiglia borghese di oggi e poi sulla contestazione studentesca del’68, nelle pagine finali diventa cruda, perentoria, scandagliando con severità la straziante realtà del male e del crimine. Un romanzo assolutamente coinvolgente, in cui il lettore entra in maniera piena dall’inizio all’ultima parola, tanto pervaso da brividi ed emozioni da non volerne uscire più. Lo consiglio vivamente al lettore esigente, amante delle sensazioni forti.”

Grazie Bruno!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Un commento che è una recensione!


A volte si ricevono dei doni inaspettati, e per un autore un messaggio come il seguente, scritto da un lettore, è senz’altro il migliore dei premi! Non ho potuto fare a meno di inserirlo nella pagina delle recensioni ai miei libri, tanto è profonda, puntuale ed emozionante l’analisi dei personaggi, dell’ambientazione e della trama di “Una morte sola non basta”. Ringrazio di cuore Giacomo Messenio, che ha trovato il tempo, una volta terminata la lettura del libro, di inviarmi un messaggio tanto coinvolgente, regalandomi quel dono spontaneo e indimenticabile che tutti gli autori sperano di ricevere dai propri lettori.

“Ho appena finito di leggere “Una morte sola non basta” e mi è dispiaciuto che sia arrivato al termine. La lettura mi aveva affascinato, coinvolto, facendomi sentire quasi fisicamente nella storia. E questo grazie alla capacità di Daniela nel saper trasferire le emozioni e la minuziosità dei particolari nel raccontare la storia. Pur non avendo vissuto nei luoghi del romanzo, mi sono sentito portare indietro negli anni con la mente e ho rivissuto quel periodo felice, spensierato della mia esistenza. La cosa che mi ha colpito molto è stata il modo sublime in cui le storie di Ilaria e Michela si sono intrecciate fino a fondersi in maniera quasi carnale. E tutto questo fatto in modo sobrio, quasi invisibile e senza ricorrere ad espedienti eclatanti per attirare l’attenzione del lettore. Per questo mi sento di dire, molto umilmente, brava Daniela! Quando si ha la capacità, come te, di esternare i propri pensieri, le proprie emozioni in un’arte (la scrittura nel tuo caso) si prova una soddisfazione ed un benessere fisico e mentale che non ha eguali. Alla prossima lettura!”

Grazie Giacomo!

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Santo Sauro recensisce “Una morte sola non basta”


E’ difficile anche per me definire il sentimento di intima pienezza che provo quando un lettore descrive le emozioni suscitate in lui dal mio romanzo. Per me  e’ il momento più alto, l’attimo puro e incontaminato nel quale ricevo un dono inestimabile.

Dalla pagina FB della Libreria Diari di Bordo-Libri per Viaggiare

https://www.facebook.com/libreriadiaridibordo/

DIARI DI BORDO_n                                                                                                                                             I NOSTRI LETTORI RECENSISCONO I LIBRI DELLE VACANZE ACQUISTATI AI DIARI… è la volta di Santo Sauro che recensisce “Una morte sola non basta” di Daniela Alibrandi, edito da Del Vecchio.

https://www.facebook.com/Una-Morte-Sola-Non-basta-1665854637074596/?fref=ts

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RECENSIONE
Finito… anche stavolta Antonello non ha sbagliato nel consigliarmi e io, a mia volta, invoglio tutti gli amici dei Diari a metterlo nella lista dei libri da prendere!
Faccio fatica a recensire questo libro perché il tema è veramente tosto e credo di non essere in grado di argomentare senza cadere nella banalità, quindi mi limito ad aggiungere solo due righe per evidenziare che non mi ha lasciato indifferente, anzi, mi ha veramente colpito nell’anima!
Ho iniziato a leggerlo e, dopo poche pagine, avevo già voglia di metterlo via. Sentivo e prevedevo cosa sarebbe successo e rifiutavo, inconsciamente, di accettare di rivivere le vicende drammatiche di queste due bimbe! Ma, il non voler accettare che succedano queste cose non vuol dire rifiutare la realtà, si, perché di orchi e megere il mondo ne è pieno e, solo facendoli venire alla luce, li si può combattere!
Alla fine mi son preso di coraggio e ho continuato a leggere, senza non poche sofferenze e con l’angoscia di leggere, nella pagina successiva, l’ennesima schifosa bruttura su Ilaria e Michela ma, allo stesso tempo, aspettando che prima o poi, una rivalsa, uno spiraglio di luce, potesse cambiare il corso degli eventi.
Un libro che tratta un tema buio e drammatico di violenza e sottomissione di bambini e donne, scritto con una forma che non lascia nulla alla fantasia, facendo emergere l’ignoranza e stupide usanze che negli anni poco dopo la seconda guerra mondiale erano molto in voga e solo con lotte violente si è arginato leggermente ma non abbastanza per debellare questa cultura maschilista di possesso verso i più deboli e indifesi!

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La recensione di una lettrice per “Una morte sola non basta”


Il pensiero dei lettori per un autore è il momento più significativo:

Sono una buona lettrice e ho letto l’ultimo libro di Daniela Alibrandi: -Una morte sola non basta- mi ha: sorpreso, coinvolto, emozionato, commosso.  È un libro scritto con una leggerezza sorprendente nonostante la tematica FORTE….I personaggi sono messi a fuoco fin da subito….sembra quasi di averli già incontrati….quindi ho provato una grande immedesimazione. Daniela Alibrandi deve assolutamente continuare a scrivere per donare a tutti noi che amiamo leggere momenti piacevoli che fanno bene allo spirito e soprattutto  al cuore… Passate parola.

Grazie

Pia Corciulo

UNA MORTE SOLA NON BASTA

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Mail di due lettori di Nessun Segno sulla Neve e il dono di Luca Stratta


Di seguito potrete leggere ciò che mi ha scritto una lettrice del libro “Nessun Segno Sulla Neve”. L’emozione che la lettera mi ha fatto provare è indescrivibile, anche per me che amo analizzare le innumerevoli sfaccettature dei sentimenti umani. Per un autore il cerchio si chiude solo con il feedback dei suoi lettori, del suo pubblico e la profondità, la delicatezza delle parole che leggerete sono state la miglior risposta che potevo avere.

Cara Daniela, sono stata a lungo combattuta se scriverti una recensione o una lettera. Ho poi deciso per quest’ultima perché non è della trama del romanzo o della costruzione dei personaggi che ti voglio parlare, ma delle mie emozioni, quelle che il tuo libro mi ha suscitato. Come iniziare? Forse da quella sensazione che mi ha legato e imprigionato davanti alle pagine, da quel profondo senso di autenticità che ho percepito fin dalle prime righe. Il tuo modo di scrivere non è artificioso, la “mano dell’autore” (per questo ancor più magistrale) è talmente eclissata che si è immersi nell’animo dell’uomo che non racconta da narratore, ma che vive la sua vita. Ho apprezzato moltissimo il continuo intreccio dei molteplici tempi del racconto: l’adesso presente, i ricordi passati, i ricordi recenti, l’adesso del passato delle pagine di diario. Il tocco superlativo è quando finalmente tutti questi tempi indipendenti si incontrano e si fondono in uno, nell’ultima pagina.

Grazie alle tue descrizioni spontanee e semplici, inteso come essenziali e limpide, mi si sono materializzate davanti agli occhi le storie che narri, e non importava se fossi seduta in treno o in piedi sulla metro o ad aspettare l’arrivo del professore in aula (sfruttando ogni secondo per andare avanti nell’affascinante lettura), ovunque fossi riuscivo a sentire l’aria umida del Tevere, i caldi raggi del sole, il profumo del mare. Non ti scriverei cose per convenzione o che non sento col cuore: ho provato con i tuoi personaggi tutte le loro emozioni: l’amicizia, l’amore, la gioia, la passione, il senso di inadeguatezza, la sconfitta, il fallimento, i loro brividi e la loro malinconia. Se c’è un’emozione che sei riuscita a trasmettere di più, forse è proprio questa: la malinconia, che siamo sempre meno capaci di percepire in mezzo alla nostra fretta quotidiana.

Nelle presentazioni del tuo libro viene posto molto l’accento sul tema del‘68 e delle lotte dei giovani di quegli anni, che tanta parte hanno nel romanzo. Io su quegli anni sapevo quel poco che si studia sui libri di scuola, con quell’attenzione che puoi dedicarvi a fine anno, a fine programma e a fine liceo, e quei pochi commenti, spesso luoghi comuni, che si sentono in giro. Leggo molto, soprattutto romanzi storici, generalmente ambientati nell’epoca dell’antichità classica che è la mia passione, non sono un critico e non so quale sia il discrimine tecnico per definire un libro “romanzo storico”, ma da parte mia il tuo romanzo lo definirei tale. Mi ha fatto conoscere un periodo della nostra storia a me sconosciuto, con gli occhi di chi lo ha vissuto e poi elaborato e descritto con uno sguardo critico e oggettivo, per quanto un’interpretazione storica lo possa essere, che è difficile trovare persino nei testi scolastici. Sguardo critico che bisognerebbe adottare proprio in questi giorni che vedono tante manifestazioni e molti di noi studenti, che forti della vostra esperienza dovremmo cercare di non cadere in quegli eccessi e quelle strumentalizzazioni (che invece ancora si verificano) per poter fare un passo in più verso la civiltà.

Ma credo che chiunque legga questo libro verrà colpito da un aspetto diverso che toccando le corde del suo animo susciterà una melodia nuova. Non è quello del‘68 il tema che più mi ha toccato, quanto piuttosto la vicenda intima dell’ uomo che realizza di non credere più in ciò che vive e per cui ha vissuto per molti anni, e arriva a rinnegarlo in nome di un’illusione che lo porta, invece, a perdere tutto. Mi ha colpito la tua capacità di lettura dell’ animo di questo padre. Sarà perché tutte queste emozioni mi avevano invaso così profondamente il cuore che per il finale non trovo altre parole che “sconvolgente”. Veramente, pur avendo letto gli ultimi due capitoli (che potrebbero costituire un racconto breve a sé) nel pomeriggio, solo la mattina seguente sono riuscita a liberami del turbamento da ciò che avevo visto accadere.        Marta Geri

UN’ALTRA MERAVIGLIOSA MAIL DI UN LETTORE

Scusa se ti scrivo solo ora daniela, il libro l’ho finito ormai da molto tempo, tant’è che l’ho già passato ad altri lettori che spero lo apprezzeranno quanto l’ho apprezzato io.Mi è piaciuto tantissimo, è molto coinvolgente e mai banale. Sei stata capace di creare una trama molto articolata che fino all’ultimo mi ha tenuto attaccato alle pagine che scorrevano senza noia, e soprattutto alla fine sei riuscita a stupirmi completamente,non sospettavo niente di quello che sarebbe successo. L’ambientazione che hai scelto rende tutto così autentico e lascia un atmosfera familiare a chi vive i luoghi del racconto tutti i giorni.

Emanuele Bazzichetto

IL PENSIERO E IL DONO DI LUCA STRATTA

A volte dai lettori si ricevono dei veri e propri doni. Un affezionato lettore, Luca Stratta, mi ha inviato le sue recensioni ai miei racconti brevi, quelli che vengono pubblicati mensilmente dal settimanale L’Ortica del Venerdì, alcuni dei quali hanno vinto importanti premi letterari nazionali. Le recensioni di questo ragazzo meritano veramente di essere lette, le pubblico per voi:

1) La Terra Di Nessuno

Ci sono varie interpretazioni possibili riguardo a questo racconto breve. Innanzitutto, io lo vedo come un inno alla vita, come un inno alla natura. La semplicità la fa da padrona. La “matta” del paese potrebbe riconoscersi in una donna sola, senza figli, che cresce e tratta le sue piantine considerandole a tutti gli effetti la sua famiglia. Potrebbe anche essere una donna d’altri tempi, che non si riconosce più in questa società frenetica, e che piantando quelle piantine ritorna alle origini, cercando il contatto diretto con la natura e con il mistero della vita che nasce, cresce e ha bisogno di cura per andare avanti. C’è una nota “acida” nel racconto, ed è rappresentata non solo dai ragazzini, ma anche dai loro genitori, nella frase “…sentendo anche il disagio dei loro genitori…”. Hai fatto centro, è proprio così. Secondo me hai voluto lasciar intendere che molto spesso i ragazzini sono abbandonati a se stessi dai loro genitori davanti ai videogiochi, ed è per questo che perdono il contatto e il rispetto per le cose essenziali. Prendono tutto come un gioco. Naturalmente, il ripetitore è l’antenna eretta a Ladispoli, rappresentato in prima pagina dall’Ortica la scorsa settimana. Splendido il passaggio finale. Giorgio scopre la potenza della natura stessa, che, a differenza del ripetitore in questione, e di ogni creazione “artificiale” dell’uomo, fa il suo corso a prescindere da tutto e da tutti. Le piante cresceranno sempre anche se non ci sarà più l’uomo. La vita spazza via tutto, tranne la natura.

2) Il Vento Dolce D’Aprile

Il filo conduttore di questo racconto è innanzitutto la serenità. La serenità di aprirsi, di essere se stessi, e di sentirsi rilassati nel farlo. Il luogo da te descritto come calmo, tranquillo, la musica di sottofondo rilassante, fanno sprofondare il lettore in una sensazione identica. Ma la vera perla è la seguente frase : “Non è vero che si resta abbagliati guardando con fierezza il sole, anzi, inspiegabilmente in esso ci si rivede la propria immagine, come in uno specchio che, ardente, la fonde e la conia, per renderla eterna”. Splendida, complimenti.

3) Il Bacio Dei Vecchi.

Premessa : questo racconto fa capire, senza mezze misure che sei un’ inguaribile romantica. L’avevo già capito, ma leggendo queste righe ne ho avuto la conferma. Parli dell’amore a 360 gradi, dell’amore vero.I due anziani in questione si amano veramente, si sono amati una vita e lo faranno fino alla fine dei loro giorni. Da quanto ho capito, da quanto ho potuto vedere, tu comunque l’amore eterno l’hai trovato, ed è tuo marito. Credo proprio che tu sia innamorata cotta ancora oggi di lui. Il racconto lo fa trasparire. E’ come se in quella coppia di anziani avessi rivisto e raccontato la vostra storia d’amore tra 30 anni.Questo almeno è il mio pensiero. Forse è proprio per questo che l’amore, o comunque il sentimento, è il filo conduttore di tutti i tuoi racconti.

4) L’Ultima Casa

E’ veramente un racconto splendido. Spesso, gli anziani del mio paese, ripetono la frase : “E’ cambiato tutto!”. Lo stesso vale per il protagonista di questo racconto. Non vuole saperne di andare incontro all’industrializzazione, vuole continuare a vivere nel suo mondo “fatato”, magico e naturale. E’ dura per lui cancellare le sue origini, come per tutti, del resto. Il finale è triste, però il fatto che il mare “abbia vinto” lascia intravedere un barlume di speranza.

5) Il Compagno Amaro

E’ un racconto straziante, e ti devo fare i complimenti perché sei riuscita a raccontare il dolore in maniera sobria e diretta. Non è facile. C’è poco altro da dire, se non che tutte le donne che hanno letto il tuo racconto e hanno superato la malattia, sicuramente avranno pianto a dirotto durante la lettura.

6) La Rimpatriata

Qui gioco in casa. Ho finito da sei anni le superiori, e il tuo racconto mi ha fatto tornare indietro nel tempo. Nella tua storia, nel tuo racconto, nelle esperienze tue e dei tuoi compagni, ho rivisto le mie. Hai narrato perfettamente la magia dei giorni di scuola, della spensieratezza, della sensazione di libertà che si Provava, nonostante i compiti da fare. Concludendo, questo tuo racconto breve è pura emozione, ed è rivolto a tutti, perché tutti abbiamo vissuto quei momenti spensierati.

7) C’Era Una volta Una Donna Bellissima

Una madre vuole il meglio per suo figlio, in questo caso sua figlia. Una madre che ha dovuto crescere una figlia da sola, che si è ammalata pur di garantirle un piatto caldo e un tetto sulla testa, che è morta per darle una vita migliore. Un racconto struggente, e attuale : “la crisi economica” la stiamo vivendo anche ai giorni nostri, e credo il tuo intento fosse proprio questo. Rendere attuale la storia della “donna bellissima”.

8) I Suoi Passi Leggeri

Appena ho letto il termine ebreo, mi è venuto in mente uno dei miei film preferiti in assoluto, ovvero “La Vita E’ Bella” di Benigni. Anche questo argomento è scottante, ma ti sei destreggiata bene nel raccontarlo. Il succo della questione è che non bisogna mai rinnegare le proprie origini. Siamo esseri umani e basta, a prescindere da colore, sesso, razza e cultura. Il grido finale “Io resterò” è da brivido. …Ecco quello che penso dei tuoi racconti brevi. Essi riflettono perfettamente il tuo animo di donna romantica, sognatrice, attenta alle tematiche sociali, acuta osservatrice e amante della vita in ogni sua essenza. Complimenti ancora,

Luca Stratta

Ed ecco la bellissima poesia che mi ha dedicato Luca Stratta.

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LA PAROLA AI LETTORI

Cristina Masciola, il suo meraviglioso pensiero


Il seguente è un pezzo scritto per me da Cristina MASCIOLA, autrice di “Razza Bastarda” e “Terapia del Dolore”. Ho conosciuto  la Masciola in occasione del Concorso Letterario “Il Volo di Pegaso” 2010, indetto dall’Istituto Superiore di Sanità, che ho vinto con il pezzo “Il Compagno Amaro”, che trovate sul sito, nella pagina dedicata ai miei racconti. Lei faceva parte della giuria ed il momento nel quale mi ha cercato per conoscermi e dirmi  che in me aveva trovato una “scrittrice vera” e che assolutamente avrei dovuto continuare a scrivere, per me resta una di quelle rare occasioni nelle quali si vola in alto, in un cielo terso e infinito.

DANIELA  E’ UNA SCRITTRICE

Daniela è una scrittrice. Quello che a molti sembra un dato di fatto, una banale definizione, per lei non lo è, come non lo è per me. Non lo è mai stata.

C’è un momento, un istante, una frazione di tempo piccolissima, in cui si diventa “scrittori”. Non è il giorno in cui cominci a guardare un foglio bianco con la spinta irrefrenabile a riempirlo di storie. Non è il giorno in cui trovi il coraggio di chiedere a qualcuno di leggere ciò che hai scritto, il giorno in cui il tuo pudore, la tua vergogna tutta, lascia spazio al desiderio di essere conosciuta attraverso le parole. Non è neanche il giorno in cui un editore ti telefona e ti dice, il suo libro mi è piaciuto. E nemmeno il giorno in cui tieni in mano un volume, ed è il tuo, proprio il tuo, c’è scritto il tuo nome, corpo 20, neretto, e un titolo, il tuo titolo.

Ti accorgi che sei uno scrittore il giorno in cui senti che il tuo corpo, il tuo cuore, tutta te, è attraversato da milioni di parole, che entrano, si fanno sangue, circolano dentro di te, e finiscono su centinaia di pagine. E non è un caso, né un talento, è il tuo destino, e tu l’hai riconosciuto e ora lo percorri, senza tentennamenti. E allora, solo allora, se qualcuno ti chiede, cosa fai nella vita? Allora, solo allora tu puoi dire, io scrivo.

Il tuo viso adesso è diverso, i tuoi cinque sensi sono allertati, tutto ciò che assorbiranno potrebbe diventare un c’era una volta. E ogni giorno, mentre altri sentono i morsi della fame, mentre altri ancora hanno sete…tu hai bisogno di una penna, di un foglio di carta…e niente altro.

Così immagino quel momento. Forse Daniela era in macchina, forse sola nella sua casa, innaffiando un vaso di fiori, forse al lavoro tra colleghi distratti. Chissà che ora era. Se pioveva o c’era il sole. Ma in quel momento lei avrà sentito qualcosa dentro di sé., si sarà guardata intorno, qualcuno mi ha chiamata? No….nessuno l’ha chiamata, nessuno di quelli che erano intorno a lei. A chiamarla è stata il suo destino di narratrice.

Da quel giorno Daniela è una donna libera. Perché scrivere, come leggere, è la forma più alta di libertà.  Da quel giorno Daniela può dire fino in fondo, io sono. Da quel giorno non sarà più sola, perché la carta è compagna, le parole sono amiche, la penna è tua sorella.

Ho conosciuto Daniela in occasione di un concorso letterario. Ero la giurata. Ricordo mesi a leggere racconti, poesie. Ogni giorno affondavo lo sguardo in storie di dolore e solitudine. Ogni giorno vivevo la speranza di chi come lei, conosce la malattia, quella più ignobile, perché rara e sconosciuta. Poi, un pomeriggio di dicembre, come adesso, mi capitò il suo racconto tra le mani. Cominciai a leggere.  E mentre leggevo la mia carne si trasformava, assumevo le sembianze di quella donna, che nel tempo aveva scelto il suo compagno di vita, il dolore.

Poche pagine, interlinea singola, parole fitte di vita e morte. E alla fine mi ritrovai tra le lacrime. E mi resi conto che non piangevo di pena e compassione, io piangevo di gioia, la gioia assurda che prende quando leggi qualcosa che è perfetto, totalmente, irreversibilmente perfetto. La bellezza non è un movimento necessariamente positivo. La bellezza è l’adesione totale della parola alla vita, al sogno, al dolore, alla morte. Ecco, io avevo letto qualcosa di bello. Bello. E per tre mesi ho aspettato il giorno della premiazione, con l’unico scopo di guardare gli occhi di Daniela, e poterle dire grazie. Grazie, perché la bellezza è un dono raro. Come la sua malattia. E lei era stata generosa, mi aveva fatto un regalo immenso che ancora oggi di tanto in tanto torno ad aprire. Lo scarto piano, con delicatezza, rileggo quelle righe, e lo ritrovo.

Non vi ho parlato di questo libro. Oggi molti lo faranno. Io volevo dirvi Daniela, così come io la vedo. Una donna libera con una penna in mano, carne viva che si lascia attraversare dalle parole, generosa di se, spudorata come ogni vero scrittore deve essere, onesta.

Grazie Daniela.

CRISTINA MASCIOLA

 

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