Interviste, LE NEWS

“In ogni donna c’è una prostituta” il mio articolo per Cultura al Femminile


“In ogni donna c’è una prostituta”, questo ha affermato un noto psichiatra, intervistato relativamente alle accuse e alle denunce di molestie sessuali di cui tanto si sta parlando in questi giorni.

http://www.culturalfemminile.com/2017/11/09/donna-ce-prostituta-cura-daniela-alibrandi/

 

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Interviste, LE NEWS

Oubliette Magazine mi ha intervistato


 

Donne contro il Femminicidio: le parole che cambiano il mondo con Daniela Alibrandi

http://oubliettemagazine.com/2017/11/01/donne-contro-il-femminicidio-30-le-parole-che-cambiano-il-mondo-con-daniela-alibrandi/ 

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Interviste

Un’intervista con i fiocchi a Veledicarta!


                                         Daniela Alibrandi

Salve, io amo considerare la scrittura il mio rifugio, il mio tutto. Proprio per questo ho preso una decisione coraggiosa e importante, non riuscendo più a conciliare gli impegni professionali con il mio mondo interiore di sentimento e ispirazioni. Mi dedico solo alla mia grande passione, la scrittura. Di seguito vi parlo un po’ della mia vita e della mia attività letteraria.
Sono nata a Roma e ho trascorso l’adolescenza negli Stati Uniti. In campo professionale mi sono occupata, tra l’altro, di Relazioni Internazionali nell’ambito dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa. Nella vita privata sono sposata e con due figli. Da sempre incline alla scrittura, ho partecipato a importanti premi letterari nazionali, vincendone alcuni. Tra questi Il Volo di Pègaso, La Città e Il Mare, il Memorial Miriam Sermoneta e Mani in Volo. Sono rientrata inoltre tra i finalisti del concorso nazionale La Memoria. Con “Nessun Segno sulla Neve”, libro inserito in due collane editoriali e scelto dal Comune di Roma per un evento culturale dell’Estate Romana, ho vinto il prestigioso Premio letterario Circe 2013. Nel 2012. con il romanzo “Un’Ombra Sul Fiume Merrimack”, sono rientrata tra i vincitori del premio internazionale Novel Writing Month ed è stato inoltre pubblicato il mio thriller “Il Bimbo di Rachele”. Con il thriller “La Fontana delle Rane” mi sono aggiudicata il premio letterario nazionale Perseide 2014. Nel mese di marzo 2016 ho pubblicato il libro “Una morte sola non basta”, Del Vecchio Editore, che è stato definito dalla critica “un grande romanzo neorealista”. La mia produzione letteraria comprende inoltre molti racconti brevi, pubblicati nella raccolta “I Doni della mente”.Le mie opere, tre delle quali sono già state tradotte nelle edizioni inglesi di “A Shadow On Merrimack River”, “No Steps On The Snow” e “Echoes of the Soul” sono in catalogo presso l’Italian & European Bookshop di Londra.
Il mio sito https://danielaalibrandi.wordpress.com/category/interviste/
La mia pagina FB Autore https://www.facebook.com/Daniela-Alibrandi-Autore-108488582556510/?fref=ts

1. Cosa ti ha spinto a scrivere?
Credo che una passione così forte non possa che nascere insieme all’autore. Io ho sempre sentito dentro di me la “spinta” verso la scrittura.

2. Qual è stata la reazione dei tuoi conoscenti?
Per chi mi conosceva bene è stata la conferma di quello che immaginavano da sempre. A tutti era capitato di leggere anche solo poche delle mie righe, buttate giù sui banchi di scuola, oppure in una pausa di lavoro, dovunque mi era possibile fermarmi ad ascoltare me stessa. Spesso mi esortavano a scrivere qualcosa di più.

3. Qual è stata la reazione dei tuoi familiari?
Il mio primo libro è stato letto in famiglia ed è stato valutato positivamente. E siccome la mia vita era concitata, tra lavoro, figli, marito, casa, etc…, debbo riconoscere di essere stata da subito incoraggiata e aiutata a ritagliare degli spazi maggiori da dedicare alla mia passione.

4. Ci sono scrittori disciplinati, metodici, che stilano scalette e rimettono le mani mille volte sui loro lavori; e altri che scrivono d’istinto frase dopo frase fino a comporre un romanzo. Tu che tipo di scrittore sei?
Appartengo senz’altro al secondo tipo. Io immagino le prime frasi che costituiranno l’incipit del mio libro e da lì in poi scrivo frase dopo frase, facendomi guidare dai miei stessi personaggi, finché il romanzo non è finito. E non metto mai limiti a ciò che sento di scrivere.

5. Ci sono luoghi o ambienti in cui riesci a farlo meglio?
Mentre l’ispirazione, quella carezza nell’anima come la definisco io, mi può raggiungere in qualsiasi momento o luogo, io riesco a isolarmi e a tradurre le emozioni in uno scritto solo nel mio studio, otto metri quadrati in un attico  dalle cui finestre vedo il mare.

6. Lavori tutti i giorni?
Sì, assolutamente.

7. Credi di riuscire a giudicare il tuo lavoro quando è terminato?
No, non ho la pretesa di poter giudicare il mio lavoro. Io lo amo, amo i personaggi che hanno vissuto insieme a me per mesi, che sono stati parte di me stessa e, sempre, quando termino la scrittura di un libro, provo una grande tristezza perché quell’avventura termina. Ma solo chi legge può giudicare ciò che ho scritto.

8. Quando hai scritto il tuo primo libro?
Quando un infortunio mi ha tenuta a letto per circa due mesi nei quali riuscivo a muovere solo la mano sinistra. E ho iniziato “Nessun segno sulla neve”. Il libro è stato poi definito dai critici “Quello scritto con la mano sinistra, la mano del cuore”.

9. Esiste un legame tra te e i personaggi dei tuoi libri o sono solo frutto della tua immaginazione?
I miei personaggi sono frutto della mia immaginazione, ma sono anche il risultato del fenomenale intreccio di ricordi, esperienze, sogni e desideri. Io vivo la storia tramite loro, con i quali intreccio una sorta di legame indissolubile, che mi porterà a racchiuderli per sempre nell’animo.

10. Qual è il tuo libro a cui ti senti più legata e perché?
Non posso dire di sentirmi più legata a un libro in particolare, ognuno ha la sua specificità e tutti sono nati in me nello stesso modo. Forse “Nessun segno sulla neve” è quello che, come un primo figlio, mi ha fatto vivere le prime grandi emozioni ed è quello a cui ho affidato il racconto di un periodo storico, il ’68 romano, che ha avuto una grande importanza nella storia italiana contemporanea.

11. Il tuo ultimo lavoro?
Si tratta di un romanzo di 416 pagine, che tratta lo spinoso argomento della violenza perpetrata sui minori. “Una morte sola non basta”, Del Vecchio Editore, uscito a marzo del 2016, segue la vita di due bambine nate nella Roma degli anni ’50 che hanno subito situazioni scabrose. La narrazione conduce fino a quando, negli anni ’70, le due ragazze si incontrano e, nel coinvolgente sentimento di amicizia che si instaura tra loro, ognuna cercherà il proprio riscatto. Fa da cornice la città eterna, fotografata nella semplicità degli anni Cinquanta, nei sogni del boom economico degli anni Sessanta, per finire nelle contraddizioni degli anni Settanta.

12. Ci consigli un libro che non hai scritto tu?
“Per mano mia”, uno dei libri di Maurizio De Giovanni, al momento lo scrittore italiano che preferisco.

13. Il tuo prossimo lavoro o quello su cui stai già lavorando?
Il mio genere preferito è il thriller psicologico, anche se ho terminato alcuni lavori di semplice narrativa. Al momento mi sto dedicando a un nuovo, coinvolgente thriller psicologico ambientato nella mia amata Roma, durante gli anni immediatamente precedenti all’utilizzo dei computer… ma di più non posso dire!

 

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Interviste, Una morte sola non basta

Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Una morte sola non basta”


Siete pronti a un braccio di ferro con Daniela Alibrandi?
Dieci Buoni Motivi per NON leggere “Una morte sola non basta”

Dieci Buoni Motivi

di Daniela Alibrandi

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per NON leggere “Una morte sola non basta”  

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NON LEGGETELO:

  1. Perché non sarete voi a condurre il gioco nel sottile braccio di ferro che ingaggerete con l’autrice.
  1. Per le pericolose scariche di adrenalina che alcune scene potrebbero procurarvi.
  1. Perché potreste restare intrappolati nelle descrizioni filmo grafiche di scenari semplici e dimenticati.
  1. Perché la critica lo ha definito un grande romanzo neo realista e la sua autrice “entomologa del linguaggio” e “biografa della convulsione”.
  1. Perché potreste incappare nell’inconfutabile evidenza che il male si costruisce giorno per giorno e che la sua intensità non si discosta poi molto da altre passioni.
  1. Perché potrebbero darvi fastidio le rumorose litigate e l’echeggiare di stornelli sui ballatoi dei palazzi romani.
  1. Perché potreste dover sostenere il contatto con l’animo del mostro, camminare al suo fianco, guardando la realtà con i suoi occhi e respirando i suoi stessi respiri.
  1. Perché potreste dubitare della convinzione che la famiglia sia sempre il luogo più sicuro, trovandovi invece a credere con forza nel potere dell’amicizia.
  1. Perché disturba la descrizione di stuzzicanti scene di sesso e di alcuni passaggi pulp.
  1. Perché se non avete a disposizione un certo numero di ore vi troverete in difficoltà con tutte quelle pagine da divorare.                                                                                                                                             http://www.giudittalegge.it/2017/02/13/dieci-buoni-motivi-per-non-leggere-una-morte-sola-non-basta/
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Interviste, Trasmissioni televisive e radiofoniche

Trasmissione Il Trovalibri di Primaradio Piemonte


Con Moreno Filipetto e Massimo De Muro parliamo degli aspetti letterari, ma anche degli argomenti storici e sociali , che definiscono il mio nuovissimo romanzo “Una morte sola non basta”, Del Vecchio editore.

 

http://www.primaradio.it/mattino/19.04.16%20-%20Daniela%20Alibrandi%20-%20Una%20morte%20sola%20non%20basta.mp3

 

UNA MORTE SOLA NON BASTADSC_0007

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Interviste

INTERVISTA A PLAUSO


mercoledì 7 gennaio 2015
PLAUSO di Raffaella Amoruso
RIFLETTORI PUNTATI SU: Daniela Alibrandi
Buongiorno Daniela, grazie di aver scelto il mio blog, parlaci di te

INTERVISTA
Che cosa fai?
Scrivo e scrivo. Ho iniziato quando un infortunio mi ha tenuta a letto immobile per un paio di mesi. In seguito ho deciso di lasciare il lavoro anticipatamente, perché non era più conciliabile l’impeto irrefrenabile di scrivere col quale mi svegliavo al mattino con la realtà lavorativa di ogni giorno.

Come ti definisci?
Una donna che scrive, libera e fiera di ciò che prova e cerca di trasmettere ai lettori.

Qual è il tuo messaggio?
Più che un messaggio vorrei che fosse un dardo penetrante e coinvolgente, uno stimolo violento nella sua delicatezza, che riuscisse a risvegliare i sentimenti che spesso restano assopiti nell’animo umano.

Come nasce un’idea?
Da una luce, un paesaggio, un profumo. La sintesi di ricordi e sogni, passioni e disperazioni, armonie e dissonanze.

Che cos’è per te l’ispirazione?
Una carezza nell’anima.

Che cos’è l’arte?
E’ la capacità di illuminare gli angoli bui, i particolari, le sfumature, ciò che spesso rimane per molti invisibile o semplicemente coperto dalla nebbia della normalità.

In che circostanze ti vengono le migliori idee?
Con la stessa risolutezza con cui ho lasciato il lavoro, ho deciso di allontanarmi dal caos cittadino e vivere a contatto con la natura. E’ proprio guardando dalla finestra o dal terrazzo della mia casa, dalla quale vedo il mare, che entro in una dimensione diversa. E’ lì che ascolto il mio animo.

Come si deve valutare un’opera artistica?
Dal segno che lascia, sia che si tratti di un libro o di un disegno, oppure ancora di una fotografia. Deve essere qualcosa che, eludendo le intime barriere virtuali inconsapevolmente erette, riesca a lasciare un’impronta indelebile nell’animo di chi ne è stato avvolto.

L’artista deve reinventarsi ogni giorno?
No, io non credo. L’artista è tale sia che si svegli in un giorno nuovo o che veda tramontare il sole sul suo vissuto. L’artista è costantemente ciò che sente e che crea.

Che artisti ammiri e in che modo hanno influenzato le tue opere?
Ho sempre letto moltissimo. Da bambina leggevo i classici, adoravo il personaggio di Jo, la scrittrice, nella serie di Luisa Alcott Piccole Donne. In seguito Ernest Hemingway è stato uno degli autori di cui ho letto tutti i libri durante la mia adolescenza. Con grande trasporto ho divorato le opere di Gabriel Garcia Marquez, di Elsa Morante e Betty Smith. Penso che questi siano stati gli autori che hanno in qualche modo indirizzato il mio modo di scrivere, anche se non le mie trame o il genere che sono più incline a produrre.

Quanto conta per te pubblicare?
Pubblicare vuol dire dare alla luce il proprio lavoro. E’ quindi un momento unico e importante, ma bisogna essere molto attenti, proprio come quando si affida un neonato nelle mani di una nurse. Infatti il mondo dell’editoria è pieno di insidie e anche un buon libro può essere bruciato da un editore incapace.

Quanto conta la copertina in un libro?
Moltissimo, così come il titolo. Entrambi debbono essere accattivanti e racchiudere nello spazio di un’immagine e di poche parole il cuore del libro, il motivo ineluttabile per cui un lettore voglia immergersi in quella storia.

Parlaci della tua ultima creazione
La mia ultima creazione è il libro con il quale ho vinto il concorso letterario nazionale Perseide 2014, aggiudicandomi un contratto editoriale con Sovera Edizioni, Gruppo Armando Editore, che lo pubblicherà nel mese di Aprile prossimo. “La Fontana delle Rane” è ambientato nel quartiere Coppedè, o quartiere Magico, come viene chiamato dai romani, all’inizio degli anni ’90. E’ un thriller psicologico la cui trama si dipana in un periodo nel quale, dopo la caduta del muro di Berlino, anche la guerra fredda aveva lasciato il posto ad altre forme di investigazione. Nel sottofondo una storia umana struggente che arricchisce la trama. Tra colpi di scena inaspettati e situazioni del tutto imprevedibili si arriva a un finale mozzafiato.

Programmi per il futuro?
Ne ho molti e importanti. Innanzitutto sto traducendo le mie opere in inglese, come ho già fatto con Un’Ombra sul Fiume Merrimack, che è ora in distribuzione con il titolo di “A Shadow on Merrimack River”negli Stati Uniti, dove ha ricevuto recensioni a 5 stelle, Canada, Regno Unito etc.. Spero di poter pubblicare per la fine di quest’anno un libro a cui tengo moltissimo, che tratta della violenza sui minori, la cui trama si svolge in una Roma inconsueta, che cresce e si modifica con la storia dei protagonisti. Sto partecipando anche a concorsi seri con libri inediti. Quindi “cross fingers” come dicono gli inglesi!

BREVE BIOGRAFIA
Sono nata a Roma e ho vissuto un periodo significativo della mia adolescenza negli Stati Uniti, dove ho studiato alla St. Francis School di Manchester, New Hampshire. Tornata poi in Italia, a Roma, ho terminato gli studi classici. Durante il mio impegno quale funzionario nel pubblico impiego ho lavorato, tra l’altro, in ambito internazionale. Nella vita privata sono sposata e ho due figli. Da tempo mi sono trasferita lontano dal caos cittadino. Da sempre incline alla scrittura, ho partecipato con le mie opere letterarie a molti concorsi, vincendone alcuni.
PUBBLICAZIONI O MOSTRE -SITO – BLOG – PAGINA PERSONALE
SITO WEB: https://danielaalibrandi.wordpress.com/
PAGINA PUBBLICA FACEBOOK:
https://www.facebook.com/pages/Daniela-Alibrandi-Autore/108488582556510

HO SCRITTO E PUBBLICATO I SEGUENTI LIBRI:
“Nessun Segno sulla Neve”, Laboratorio Gutenberg Editore, nel dicembre 2010. Un thriller psicologico di grande impatto che, partendo dai giorni nostri, affonda le sue radici nel ’68 romano. Per il suo contenuto storico e sociale è stato scelto dal Comune di Roma per un evento culturale dell’Estate Romana 2012 e presentato presso i giardini di Castel Sant’Angelo. Nel 2013 ha vinto il Premio Circe e, nell’ambito del premio stesso, è stato presentato alla Fiera del Libro di Roma Piùlibripiùliberi. La sua seconda edizione è stata inserita nella collana editoriale Oltre la Città. https://www.facebook.com/pages/NESSUN-SEGNO-SULLA-NEVE/504029679694675?ref=bookmarks
http://danielaalibrandi.wix.com/nessunsegnosullaneve#!home/mainPage

“Il Bimbo di Rachele”, Apollo Edizioni, nel giugno 2012, ora anche in versione e-book. E’ stato presentato con successo alla Fiera del Libro di Lamezia Terme 2012, ha ottenuto ottime recensioni, sollevando molto interesse per i temi trattati, tra cui l’aborto e il femminismo italiano degli anni ‘80. https://www.facebook.com/pages/Il-Bimbo-di-Rachele/508945269203383?fref=ts

“Un’Ombra sul Fiume Merrimack”,Youcanprint Editore nel 2013, ora anche in e-book. Rientrato tra i vincitori della contest internazionale Nanowrimo 2012, la trama gialla del libro ha luogo in un paesino del Nord America, durante gli anni ’60, quando l’America era nel pieno della guerra contro il Vietnam. E’ stato tradotto nell’edizione inglese intitolata “A Shadow on Merrimack River”e ha avuto recensioni a cinque stelle dai blog letterari statunitensi e dai lettori. https://www.facebook.com/pages/UnOmbra-sul-Fiume-Merrimack/711294325567120?fref=ts https://www.facebook.com/pages/A-Shadow-on-Merrimack-River/1424294097784048?fref=ts

“La Fontana delle Rane”, del quale ho parlato approfonditamente nell’intervista. E’ un thriller psicologico inedito, dalla trama coinvolgente, che uscirà nel prossimo mese di Aprile. Ho infatti vinto il Premio Perseide 2014, aggiudicandomi un contratto editoriale con Sovera Edizioni, Gruppo Armando Editore.
Sono anche presente in Linkedin: https://www.linkedin.com/in/danielaalibrandi
E su Twitter: https://twitter.com/danielaalibrand
In Amazon: http://www.amazon.com/Daniela-Alibrandi/e/B00BGOUHYI

HO VINTO I SEGENTI PREMI LETTERARI:
Il Volo di Pegaso con l’opera Il Compagno Amaro, nel marzo 2010. La Città e il Mare nel dicembre del 2011, con il racconto L’Ultima Casa. Memorial Miriam Sermoneta 2014, con il racconto Il Bacio dei Vecchi. Mani in Volo” 2014, con il racconto Quei Quattro Minuti. Finalista al concorso letterario nazionale La Memoria 2011, con il racconto I Suoi Passi Leggeri. Il Premio Circe 2013, sezione editi, con il libro Nessun Segno sulla Neve, Il Premio Perseide 2014, sezione inediti, con il libro La Fontana delle Rane.

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Interviste

Interviste


Il seguente link vi condurrà all’intervista che ho rilasciato a “Libera il Libro”, quale ospite della rubrica intervista all’autore il 20 agosto 2012. leggetela, io la trovo bellissima…..

http://www.liberaillibro.com/intervista-alla-scrittrice-daniela-alibrandi/

Di seguito e’ il link dell’intervista che ho rilasciato ad apollo edizioni, in occasione dell’uscita del mio thriller “Il bimbo di Rachele”

http://www.apolloedizioni.it/archivio.php

di Simona Leo
Fonte  temperamente.it

Daniela benvenuta. Lei ha esordito con il suo libro “NESSUN SEGNO SULLA NEVE”, una vicenda che si svolge nel presente ma che ha un fortissimo legame con il passato. Come mai questo titolo? Cosa vuole rappresentare?

Al titolo ho voluto dare un significato allegorico. La nostra vita vista come una distesa immensa, bianca di neve vergine e soffice, dove noi camminiamo anche affannosamente, con passi a volte pesanti. Cosa avverrebbe se, alla fine del cammino, voltandoci indietro, ci accorgessimo di non aver lasciato alcuna traccia sulla neve della nostra vita?

Il protagonista, Francesco, a un certo punto, attraverso Facebook ritrova Milena, una compagna di classe della quale negli anni del liceo si è innamorato. Cosa rappresenta per lei questo potente social network? Possiamo consideralo il motore della storia, considerato che grazie ad esso Francesco e Milena si ritrovano?

Facebook mi sono avvicinata con molta diffidenza, come molte persone della mia generazione, che preferiscono di gran lunga servirsi di vecchie agendine o diari per ritrovare gli amici del passato.  Mi sono dovuta ricredere quando, grazie a questo network, sono riuscita a riprendere i contatti con amici della mia vita trascorsa in Italia e, incredibilmente,  anche con quelli legati al periodo della mia adolescenza, vissuto negli Stati Uniti. Ho scoperto con gioia di essere rimasta nel cuore di tutti e che il modo di rapportarci ai sentimenti passati era comune. Pur riconoscendo quindi la validità del social network, non posso affermare che Facebook sia il motore della storia che ho scritto. Piuttosto è un mezzo che aiuta il protagonista a tornare sui suoi passi. È proprio la voglia di Francesco di riprendere i discorsi lasciati in sospeso durante la sua crescita a muovere la trama del romanzo, la casualità poi fa sì che il destino si compia.

I ricordi di Francesco riportano i lettori indietro nel tempo e, in particolar modo, nel ’68. Attraverso continui flashback quegli anni vengono ricostruiti e in qualche modo rivissuti. Io che in quel periodo non ero ancora nata ho avuto modo di poter apprendere quel clima che animava la nostra nazione e che ha determinato dei veri e propri cambiamenti. In queste pagine sicuramente emerge anche il suo ricordo. Cosa hanno rappresentato per lei quegli anni e quanto i ricordi di Francesco si avvicinano ai suoi?

Quegli anni hanno voluto dire molto per la mia generazione e per me. Anch’io ero insieme a quei ragazzi che credevano fermamente di cambiare il mondo, ero insieme ai tanti Francesco e Milena che correvano nella piazze gridando. I ricordi che evoco nel romanzo sono autentici, così come i luoghi dove la storia è ambientata ed i divertenti scherzi dei quali si ride ogni tanto. Ho voluto far conoscere anche a chi, come lei, non ha vissuto quel periodo quale fosse il reale clima sociale e politico che si viveva, descrivendo i sentimenti e le intime passioni di quei ragazzi, che con estrema facilità si trovavano coinvolti in situazioni pericolose e violente. Credo di essere riuscita a dare risposte valide a chi si è chiesto, ad esempio, cosa possa essere accaduto nella quotidianità di una famiglia italiana quando l’edizione straordinaria del telegiornale irruppe per dare la notizia della strage di Piazza Fontana a Milano e di altri tre attentati avvenuti contemporaneamente a Roma. Oppure ancora come abbia risposto la piazza  ad un avvenimento estremo come il compimento di una strage. Nel mio romanzo questi accadimenti si vivono finalmente in modo intimo e diretto.

La vicenda è narrata in prima persona e il protagonista è, appunto, un uomo. Come mai questa scelta? E come è stato immedesimarsi, da donna, nel ruolo di Francesco?

Premesso che l’ispirazione che porta a scrivere un romanzo è talmente coinvolgente da non prevedere scelte logiche, posso dire che all’inizio pensai di narrare la storia in prima persona per far entrare in modo immediato il lettore nella vita e nei pensieri  del protagonista. Sentii che il narrare un uomo mi avrebbe aiutato a non scivolare nell’autobiografia, permettendomi di raccontare liberamente anche me stessa, senza limitazioni. Man mano che andavo avanti però mi accorgevo sempre più di essere riuscita a forzare l’animo maschile in modo completo, descrivendone le debolezze, le passioni e anche le vigliaccherie e ho amato spaziare in quell’universo di sentimenti anche contraddittori, che non avrei mai creduto di poter interpretare così pienamente.

Il mondo maschile, però, ne esce sconfitto, a mio parere. È rappresentato come un mondo traditore e vigliacco. E di contro canto l’immagine della famiglia è sorretta su menzogne. Mi spiego. I personaggi maschili che incontriamo in questa vicenda tradiscono le loro mogli, ma l’importante è non farsi scoprire e non far  mai mancare niente alla donna portata all’altare. Mi sorprende che in questo meccanismo sia coinvolto anche il padre di Giulia, moglie del protagonista. Anziché augurarsi che l’uomo che sua figlia si accinge a sposare sia diverso da sé, raccomanda al genero di non far in modo che le sue ‘scappatelle’ facciano soffrire Giulia e per far sì gli consiglia di mentire ma di considerarla sempre al primo posto. Inoltre è proprio il comportamento maschile che porta al tragico epilogo, che non sveliamo. Come mai questa visione?

Anche questo è un retaggio di quella generazione e di certe convenzioni sociali. Una società che ancora non conosceva la conquista del divorzio, che emarginava come fossero marchiati una donna separata e i suoi figli,  preferiva la facciata borghese di un marito che non faceva mancare nulla alla famiglia, anche vivendo storielle extra coniugali, verso le quali si era molto indulgenti. Diverso era il discorso se ad essere adultera era la moglie, verso la quale non si usava alcuna clemenza e alla quale per legge potevano anche essere sottratti i figli. Il padre di Giulia, poi, non si illude che Francesco  sposi sua figlia  per amore, ed è per questo che lo affronta in modo così diretto ed inequivocabile. Nella storia l’importante per lui è, come per la mentalità borghese nella quale è vissuto, che la figlia sia sempre al di sopra di tutto. Anche se non sono stata mai particolarmente attratta dalle teorie femministe, l’essere cresciuta in quel periodo, in una società che sembrava ingessata e che privilegiava il ruolo maschile, mi ha fatto conoscere situazioni del genere. Credo, infine, che nessuno dei personaggi della storia, sia maschili che femminili, esca completamente vincitore o sconfitto.

Nel momento in cui ha iniziato a scrivere questo libro, aveva già in mente la sua conclusione o man mano che ‘nasceva’ si è trasformato in giallo?

Secondo la mia personale esperienza credo di poter  di dire che un autore inizia a scrivere una storia quando da vari giorni la sente “frullare” per la testa. Ne ode già le prime frasi, come venissero da una musica lontana, ne immagina le ambientazioni, i colori ed i profumi, ma non sa veramente come andrà a finire. Insomma egli immagina una situazione iniziale e poi si abbandona al fenomenale intreccio di ricordi, illusioni e creazioni che lo trasportano verso un finale che inizialmente non aveva neanche ipotizzato. È questa la magia della scrittura, un viaggio che lo stesso autore vede svolgere davanti ai suoi occhi e del quale è lui stesso parte integrante. Scrivendo questo libro ed i successivi, posso dire che l’ambientazione del thriller nel mio caso scatta ad un certo punto della storia, ma sempre all’improvviso.

Infine emerge una sorta di giustizia privata. Non troviamo, infatti,  investigatori ed effettivamente il caso si risolve ma non ci sono colpevoli ad espiare le proprie colpe. È un modo per manifestare una propria sfiducia nei confronti della giustizia?

Non particolarmente. Ho fiducia nella giustizia, ma credo che a volte la vita e gli eventi portino a far pagare i colpevoli in modo molto più sottile e crudele di come possa essere stabilito in un’aula di tribunale.

È in atto il progetto di un altro libro? Può svelarci qualcosa?

Come ho detto Nessun Segno Sulla Neve è il primo, ma non l’unico libro che ho scritto.  Credo di potermi sbilanciare dicendo che nell’anno in corso dovrebbe essere pubblicato un nuovo romanzo. È una storia appassionante e complessa che tratta di uno scottante argomento, quello cioè delle violenze fisiche e psicologiche ai danni dei bambini. Un thriller ambientato a Roma, la città eterna la cui crescita viene descritta insieme a quella dei protagonisti. Ma per ora non posso dire di più.

Augurandoci che possa lasciare tracce sulla neve, la ringraziamo per essere stata nostra ospite!

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