I Miei Racconti

La Rimpatriata


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Appuntamento a Piazza Venezia alle otto in punto. Venticinque anni dall’ultima campanella udita a scuola, un quarto di secolo dal nostro scendere veloci per le scale del liceo, guardandoci negli occhi, meravigliati che fosse giunto finalmente l’ultimo giorno di lezione. Qualcuno dava sulla testa del compagno un quaderno accartocciato, mimando i colpi ritmici di un batterista, altri si tenevano forte per mano, promettendosi di non perdere mai i contatti. E fuori ci attendeva l’estate, con la libertà dai libri e dalle interrogazioni, c’erano i Beatles e i Rolling Stones.
Ora, mentre mi avviavo verso l’appuntamento più emozionante della mia vita, i ricordi prorompevano dalla nebbia nella quale sembravano essersi disciolti. In quella Piazza Venezia bagnata, dalla storia tanto sfortunata, mi attendeva una stravagante comitiva di quarantaquattrenni. Loro erano lì, sembrava che fossero divenuti adulti senza essersi mai allontanati da quei sampietrini che ora, lucidi di pioggia, riflettevano la calda luminosità dei lampioni romani…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

https://www.amazon.it/DONI-DELLA-MENTE-Racconti-Pensieri-ebook/dp/B019CRTCRI/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1491772373&sr=1-1&keywords=i+doni+della+mente

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I Miei Racconti

Il Vento Dolce di Aprile


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Tempo fa, un invito a cena a casa di un’amica, ma con un pizzico di brio. C’era un tema attorno al quale si sarebbero sviluppate le conversazioni della serata:”La primavera, il risveglio”. Le invitate, tutte rigorosamente donne, che si conoscevano appena, avrebbero potuto parlare ognuna del proprio risveglio e scrivere anche qualcosa al riguardo.
Non potevo immaginare l’atmosfera nella quale mi sarei immersa in quelle ore, che sono trascorse troppo veloci. Un ambiente elegante, nel quale ogni particolare parlava del gusto raffinato e sapiente della persona che aveva organizzato l’originale convegno. La luce soffusa e nel sottofondo una musica soft, avvolgente ed emozionante colonna sonora di quell’incontro. Cinque donne, ognuna con la sua storia e il suo bagaglio personale che, tra piatti gustosi e prelibati manicaretti, non hanno trovato difficoltà ad aprirsi, condividendo insieme gioie, tragedie e scelte coraggiose, ciascuna parlando del proprio risveglio. Scoprivo, in ogni loro sguardo, che non è difficile denudare l’anima…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

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L’Ultima Casa


L’ULTIMA CASA (Vincitore del premio letterario nazionale La Città e il Mare, pubblicato nella raccolta relativa al concorso )

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Espropriare la casa a qualcuno, questo era ciò che del mio lavoro non mi piaceva, anche se i motivi potevano essere il bene comune o il cammino del progresso. Così mi accinsi, con un certo disagio, a bussare per la seconda volta alla casa del vecchio, che si ergeva sul promontorio a nord della città. Era l’ultima abitazione di quelle costruite dai pescatori nel dopoguerra, il nucleo da cui prese vita la grande e moderna città di oggi. La prima volta lui, curvo, pallido e dai vecchi occhi azzurri e umidi, mi aveva accolto male, sbattendomi la porta in faccia. Stavolta lentamente aprì “Ah, sei tu?” Mi disse. “Sì sono io e ora deve starmi a sentire!” risposi in tono perentorio. Lui mi squadrò ed era difficile interpretare il suo sguardo. “Entra!” mi intimò, ed entrai nella sua casa di legno. Le travi che cigolavano allo sferzare del vento e la veduta che da lì si godeva mi fecero sentire come in un antico veliero perso in alto mare. ”Mi stia a sentire, il comune le offre un’ottima buonuscita e inoltre le è stata assegnata una casa popolare al di là della ferrovia!”. “No! Da qui non mi muovo!” disse con fermezza. Mi invitò, però, a sedermi e mi versò un bicchiere di vino. Mi scrutava, mentre si accendeva un sigaro. L’odore che si sentiva era un misto di legno fradicio e di scoglio…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

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Quei Quattro Minuti


 

QUEI QUATTRO MINUTI (Tra i vincitori del concorso letterario nazionale Mani in Volo, pubblicato nella raccolta relativa al concorso)

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C’era qualcosa che lo infastidiva, ma non riusciva ancora a capire cosa fosse. Si era svegliato presto, e provava un forte senso di nausea. Aveva preso lui la telefonata il giorno precedente e non immaginava che quell’intervento per un probabile suicidio sarebbe stata un’esperienza tanto coinvolgente. Come capo della squadra omicidi aveva sorriso della coincidenza che in quel momento fosse lui l’unico a poter intervenire. Prese due agenti, raccomandando loro di portare un taccuino e una penna. Si fermò anche per strada a prendere un caffè, come se in fondo non ci fosse poi così tanta fretta. La zona era poco fuori Roma, uno di quei quartieri nati per scommessa, con l’inganno delle cooperative edilizie, che facevano lievitare i costi delle abitazioni scelte su piantine cartacee, intercettando il sogno di chi la casa dove abitare credeva di poterla possedere a un costo sostenibile. Ora, a distanza di tempo, le palazzine erano state costruite, ma molti si erano trovati a doverne rivendere le quote. C’era il sole mentre entrava insieme ai due agenti nel giardino condominiale decoroso e pulito. Lui era stato colpito dal nulla che regnava attorno a quel quartiere, senza un supermercato nelle vicinanze o una farmacia, una scuola, persino privo di strade asfaltate. Ora, mentre ripercorreva gli avvenimenti per individuare ciò che l’aveva turbato, si chiedeva se fosse stato quel senso di isolamento oppure il profumo intenso degli oleandri appena fioriti, confuso con l’immobile carezza della mortalità…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

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Perchè Proprio a Natale


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A volte il ricordo di storie passate aggredisce l’anima nei momenti più impensati e forse più inopportuni. Come stamani, che mi devo affrettare per l’appuntamento che mi attende e invece, mentre sto facendo scorrere la cinta attraverso i passanti dei jeans, c’è qualcosa che rallenta le mie mosse e mi riporta a un fatto lontano, a una domanda che non mi ponevo più da anni e alla quale non sono mai riuscita a dare una risposta. Perché i miei genitori scelsero proprio il 23 dicembre come data per definire in tribunale la loro separazione? Il Natale era ormai così vicino che già se ne sentiva il calore, in quei giorni solo la voglia di chiudersi in casa, lontano dalla scuola, insieme a loro che solitamente facevano in modo di stare più tempo con noi durante le feste. Insomma, il Natale era lì, dovevamo solo afferrarlo e goderlo come ogni anno.
Uscirono presto quella mattina e ci lasciarono da un’amica di famiglia…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

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I Miei Racconti

La Terra di Nessuno


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Tutti la deridevano quella donna ben vestita, dalle labbra carnose dipinte di rosso, i capelli nero corvino e con ai piedi delle rumorose ciabatte. Arrivava la mattina presto, anche di domenica e i suoi pesanti passi echeggiavano nel quartiere, così come i canti che intonava una volta raggiunta la sua destinazione. Gli abitanti della zona detestavano ormai la sua figura grossa, i suoi occhi vividi e il modo prepotente che aveva di disturbare il loro riposo, anche nei giorni di festa. La donna portava con sé uno sgabello, sedendosi sul quale ogni tanto si riposava. Senza averne avuto il permesso o il compito lei aveva preso a coltivare la terra di nessuno, come la chiamavano i residenti, un lembo di suolo posto al crocevia delle strade del quartiere. Se la giornata era calda, lei tornava anche al tramonto e lasciava in un angolo di quel piccolo terreno i suoi arnesi da giardinaggio. Zappettava e irrigava con l’acqua che prendeva dalla fontanella, poi si sedeva sul seggiolino di legno ad ammirare come il suo lavoro stesse trasformando quella terra arida… e cantava forte. Non ci volle molto che venisse chiamata da tutti “la matta”.
In ogni villaggio c’è un pazzo, e in ogni comunità è quello che da fastidio…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

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Il Compagno Amaro


IL COMPAGNO AMARO (Vincitore del concorso letterario nazionale Il Volo di Pegaso, bandito dall’Istituto Superiore di Sanità e pubblicato nella raccolta relativa al concorso)

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Mi piaceva baciare mio marito, tanto. Sapevo che potevo sfiorare le sue labbra con le mie oppure baciarlo per ore, bere tutto l’amore di cui avevo bisogno. Amavo baciare anche i nostri figli e poi sorridere, ridere di cuore. Adoravo il mio lavoro, tradurre simultaneamente per ore i discorsi degli importanti funzionari della Comunità Europea per cui lavoravo. Sorridevo, parlavo, traducevo e, soprattutto, vivevo. Non potevo certo immaginare che quelli erano i miei ultimi sorrisi e i miei ultimi baci. Cominciò così, in una allegra e spensierata serata di settembre, mentre mi lavavo i denti. Una fitta, incredibilmente dolorosa, a cui non potevo essere preparata, che mi tolse il respiro e i battiti cardiaci per un lungo, interminabile intervallo. Partiva dai denti e prendeva la bocca, la guancia, squarciava il volto, per terminare nella profondità del cervello. Quando riaprii gli occhi, vidi la mia immagine trasfigurata nello specchio, con le labbra contratte in una smorfia di dolore, ma sembrava tutto finito. Terminai di sciacquare la bocca e pensai:”Accidenti, immagina se un dolore simile non se ne andasse mai, ci si potrebbe anche morire!”. Niente in quel momento mi fece capire che il mio destino era proprio quello: soffrire fino a morire. Allora riuscii a sorridere di me stessa e andai a dormire. Niente mi fece presagire di aver iniziato la via crucis che avrebbe segnato tutta la mia vita successiva. Se avessi guardato meglio nello specchio avrei visto l’ombra del compagno amaro che mi stava scivolando accanto, per non lasciarmi mai più: il dolore.
<<Qui ci vuole un bravo dentista!!>> pensai quando, la mattina dopo percorrendo l’Aurelia a velocità sostenuta, il dolore tornò a squarciarmi il volto, all’improvviso, senza dare alcun segno premonitore. Avevo rischiato di essere tamponata dall’auto che mi seguiva veloce e vicina quando, dovendo chiudere gli occhi e non capendo più nulla dalla violenza di tale sintomo, avevo sterzato all’improvviso, cercando di accostare al ciglio della strada, dopo una breve sbandata. Terrorizzata, frastornata ancora da ciò che avevo provato e dai clacson delle auto che mi redarguivano, mi guardai nello specchietto retrovisore. Due lacrime mi scendevano dagli occhi e il dolore non se ne stava andando via come la prima volta. Accidenti, continuavo a sentirlo, anche se più sordo, come un cane che mi stesse morsicando la guancia destra. Non dovetti attendere molto per risentirlo…

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente” al seguente link:

https://www.amazon.it/DONI-DELLA-MENTE-Racconti-Pensieri-ebook/dp/B019CRTCRI/ref=sr_1_1?s=digital-text&ie=UTF8&qid=1491772373&sr=1-1&keywords=i+doni+della+mente

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