Il Bimbo di Rachele, recensioni, Le Recensioni

Recensioni del thriller “Il Bimbo di Rachele”


Il Bimbo di Rachele,Il thriller tutto al femminile

Copertina della nuova edizione “Moments” della fotografa Antonella Del Duca” Il Bimbo di Rachele,Il thriller tutto al femminile

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Irene Teyxeira per Scrittura Mania:

Leggendo “Il bimbo di Rachele” si respira un forte amore per la scrittura,  riassunto, con estrema efficacia, da Daniela in questa sua dichiarazione: “Scrivere è il mio rifugio, il mio tutto“.
Non si fa fatica a crederle. Staccare gli occhi dalle sue pagine è davvero difficile e, se  si è costretti a farlo per impegni impellenti, un vero dispiacere.
La trama de “Il bimbo di Rachele” si snoda su due diversi piani temporali, dove si svolgono le vicende della protagonista, rispettivamente da giovane e da donna  matura.
Pagina dopo pagina, ci si affeziona a questa figura femminile, alle sua storia fatta di carenze affettive, fragilità, vizi e solitudine. Una storia sofferta, che è anche la sapiente radiografia di un’anima sensibile, con alle spalle un vissuto familiare difficile, l’incontro con l’uomo sbagliato e una perdita che, in qualità di donna, la segnerà nel profondo, spezzandone gli equilibri già precari, fino a farla sprofondare nell’alcolismo.
Daniela sa descriverne con perizia i moti dell’animo, scandagliando insistentemente la sua  interiorità, con un lavoro di scavo psicologico di spessore, che affascina e incanta.
Il libro è ambientato in parte a Roma e in parte a Santa Marinella, a due passi da Cervetri : il mare nelle vicende di Rachele quarantenne la fa da padrone insieme al paesaggio, che sembra prestarsi perfettamente all’ambientazione di questo thriller psicologico. Da un certo punto in poi, infatti, nella mente di Rachele inizia a insinuarsi un atroce sospetto che mette in serio pericolo la serenità ritrovata lasciando l’Urbe per trasferirsi nella località marittima.
E’così che il romanzo da psicologico si trasforma in thriller: il focus si sposta dall’interiorità della protagonista su indizi e accadimenti inquietanti fino al colpo di scena finale, che rimescola tutto, spingendo Rachele  a riconsiderare interamente la sua vita.
Il finale aperto potrebbe rappresentare una sorta di invito all’autrice stessa a proseguire la narrazione delle vicende di Rachele e chissà che Daniela Alibrandi non accetti di raccoglierlo, prima o poi! I suoi lettori gliene sarebbero sicuramente grati.
Per ora, godiamoci quest’opera, avvincente e ben scritta, nella quale emozioni forti, passione, eventi inspiegabili e colpi di scena giocano un ruolo di tutto rispetto, dando vita a una trama intrigante e godibilissima, magistralmente supportata da uno stile brillante.
La Giornalista Luana la Camera:

Cari lettori, in questo numero dedico a voi tutti l’intervista che il gruppo face book di “In treno” riflessioni per tutti i giorni ha fatto a Daniela Alibrandi lo scorso 31 agosto. L’autrice de “Il bimbo di Rachele” ci racconta cosa rappresenta per lei la scrittura e come nascono le sue ispi­razioni.

Daniela ci spiega che per lei l’ispirazione è come una carezza nell’anima che attiva un desiderio irrefrenabile di far uscire una storia, della quale lei già sente le prime parole che andranno a rappresentare l’inizio. Nel leggere il romanzo il lettore noterà come questo racconto sia capace di creare un contatto diretto con i ricordi e con tante esperienze che ciascuno di noi è costretto ad affrontare nel proprio percorso di vita.

La protagonista del romanzo, Rachele, è una donna che guarda al passato. Attraverso il suo libro Daniela ha voluto esprimere l’importanza dei sentimenti, la fragilità dell’animo umano, il peso di alcune decisioni per le quali si paga per la vita, l’amore infinito per la natura e per i figli. Difatti Il bimbo di Rachele rappresenta l’intreccio tra la ricerca di un amore che è sempre sbagliato e il dono che lei riceve proprio da chi vuole distruggerla. Sarà così possibile notare come in questo thriller vi siano alcune pagine piuttosto forti relative alla descrizione di una teoria politica sull’aborto, un tema scottante che ha permesso all’autrice di trovare risposte su una domanda che nessuno si pone o che molti hanno paura di farsi: Cosa c’è nell’animo di una donna nel momento in cui si sot­topone all’aborto?

Vi lascio con il suddetto quesito e per tutti coloro che fossero curiosi di conoscere la sto­ria di questo romanzo potranno acquistarlo suAmazon a un prezzo molto economico.

Fabio Pinna per Leggere a Colori:

http://www.leggereacolori.com/leggere-a-colori/recensione-di-il-bimbo-di-rachele-di-daniela-alibrandi/

Rachele, quarant’anni passati troppo in fretta, vuoti e persi. Poi una Rachele nuova. Questo libro ci presenta due vite diverse in una. Gli anni dell’amore per Riccardo direttore della banca dove Rachele lavora, amore clandestino in quanto lui giá sposato e con un figlio, che le permette di conoscere il sentimento e il sesso per la prima volta nella vita in una relazione complicata, in cui certo Rachele vorrebbe avere tutte le attenzioni per sè. La gravidanza inaspettata, il primo “bimbo di Rachele” da affrontare improvvisamente senza il sostegno di un uomo o di una famiglia, e senza casa.

Poi una fuga quasi obbligata per entrare in una spirale di oblio, alcool e dolorosi pensieri e ricordi. Una donna, come talvolta accade nella vita, che si trova a metà tra decidere se andare avanti o farsi condizionare da una serie di avvenimenti avversi e tristi, come la perdita del padre e della sorella. Una vita densa di preoccupazioni, di buche nel percorso, di motivi che vengono a mancare.

E poi una seconda vita, nata dall’estremo pericolo in cui si trovava la precedente, una nuova vita, che serve a reinventarsi come donna. Amarsi, avere il coraggio di scelte che possano portare la felicitá e l’autonomia nella propria vita, come la decisione di trasferirsi da Roma al paesetto di Santa Marinella a ridosso della scogliera. Uno stile di vita sano, puro e pensieri freschi come il vento d’inverno su quelle scogliere che la porteranno a trovare un nuovo equilibrio e infine un nuovo amore.

La storia appare tutt’altro che scontata perchè proprio nel momento di maggior realizzazione succederá qualcosa capace di alterare gli equilibri della storia.

I rapporti tra Rachele e gli uomini di questa narrazione saranno tutti a loro modo particolari e in qualche modo incompleti, a partire dal padre con una sorta di quasi disinteresse reciproco, poi Riccardo che la userá per i propri scopi e che non lascerá mai la moglie per lei, la riscoperta dell’ amore con Alexander un giovane sordomuto con cui è difficile comunicare, poi Michele un collega di lavoro che potrebbe non essere chi afferma di essere suscitando sospetti e paura nel suo animo, Alfio un’altro collega di lavoro che cercherá di starle vicino aiutandola a dipanare il mistero che si nasconde dietro Michele e al suo passato, rapporto anch’esso che rimarrá sospeso.

Un libro d’amore che assume i connotati di un giallo con dei delitti da risolvere e in cui Rachele stessa dovrá lottare per la propria vita. Ma la speranza non muore mai, e non morirá nemmeno in questa storia, con il secondo “bimbo di Rachele”, arrivato in un momento in cui la protagonista è più matura e più consapevole nonostante porti infinito dolore in sé.

Un romanzo ben scritto e incalzante in cui Daniela Alibrandi alterna opportunamente scene d’amore con scene di vita vissuta, dialoghi e mistero. Lo stile è semplice e immediato e la storia coinvolgente. Si può sempre trarre qualcosa di buono anche dalle avversità, forse questo il messaggio tra le righe di questa storia, e solo chi è abbastanza maturo da coglierlo può finalmente giungere alla felicitá.

 

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