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A tu per tu con lettori raffinati e attenti


Ieri, una serata magnifica trascorsa insieme ai miei lettori! L’anno letterario non poteva avere un inizio più significativo e coinvolgente. Sono stata ospite del Circolo Letterario Equilibri Sopra le Righe, che ringrazio di cuore per l’invito, presso la libreria Ilfilodisofia di Santa Marinella, che ha ospitato l’evento.

Mi sono trovata a tu per tu con lettori raffinati e attenti, in un dialogo che è partito dai temi trattati nel mio libro “Il vaso di Bemberly”, e che ha spaziato su argomenti di varia natura, nelle piacevolissime ore trascorse insieme.

Grazie alle domande che mi sono state rivolte, abbiamo esaminato gli aspetti tecnici che accompagnano la nascita di un libro, la profondità degli argomenti morali, etici, addirittura storici. Abbiamo cercato di dare una risposta all’interrogativo relativo agli aspetti autobiografici che si nascondono nella trama di un romanzo.

Alcuni dei presenti mi conoscevano per la prima volta, con “Il vaso di Bemberly”, mentre c’era chi aveva letto tutti i miei libri, e ha potuto fare un interessante confronto con i thriller psicologici nei quali ho trattato il Male, come in “Nessun segno sulla neve” o in “Una morte sola non basta”, in un parallelismo sorprendente con il Bene espresso invece ne “Il vaso di Bemberly” (L’Erudita di Giulio Perrone Editore maggio 2017).

Mi è stato fatto notare che anche in un romanzo come questo, ricco di sentimenti positivi, vi sia sempre quel filo narrativo che prende e porta a leggere una pagina dopo l’altra con la suspense e l’irrefrenabile desiderio di sapere come finisce la storia. Ho ammesso che, in un passaggio della narrazione, sono stata tentata di deviare per il genere thriller, decidendo invece di descrivere stavolta solo il bene e i valori familiari e sociali che sembrano essere dimenticati. (il video riproduce proprio quel dialogo)

Mi ha sorpreso e toccato l’osservazione di una lettrice a cui sembrava di aver individuato un cambiamento di stile in un punto preciso del romanzo. La sua sensibilità è stata stupefacente, perché infatti, proprio mentre scrivevo quelle pagine, stavo vivendo la mancanza di una persona cara. La prova che l’animo dell’autore e del lettore possono compenetrarsi in uno scambio autentico e profondo.

Insomma, è stato un incontro indimenticabile, che mi ha lasciato un’indelebile sensazione avvolgente. Quando ci siamo salutati, prima di uscire nella notte ventosa di gennaio, ho sentito inequivocabilmente che un autore non è mai solo. Nel momento in cui dà vita a un romanzo è con i suoi personaggi e in seguito resterà a lungo nell’animo dei lettori.

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http://www.lerudita.it/il-vaso-di-bemberly/

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La vera storia della Befana (una favola di ieri per i bambini di oggi)


LA VERA STORIA DELLA BEFANA

I disegni c’erano, ma il testo no. Mi hanno chiesto di inventare una favola per i più piccoli nel giro di ventiquattro ore. Ci sono riuscita in una notte.

(Il racconto è stato pubblicato in vari settimanali e in una pubblicazione della RAI)

Foto  del settimanale  “L’Ortica del Venerdì”

Silvia era rientrata da poco a casa. Si era fatto tardi come sempre e lei si sentiva molto stanca. Ma era la sera del cinque gennaio e sapeva che i suoi figli aspettavano in quella notte, come tanti altri bambini, l’arrivo della Befana.

La casa era fredda e lei corse subito ad accendere il camino. I ciottoli erano talmente umidi che non riuscivano a prendere fuoco. Alla fine, aiutandosi con una ventola Silvia vide che la legna iniziava a scoppiettare. Era ora di mettere su la minestra per i suoi piccoli, che stavano per tornare. Erano andati ad acquistare le calze da appendere sotto al camino. Robertino, Giulia e Giovannina rientrarono di lì a poco.

“Ciao mamma, guarda cosa abbiamo comperato?” disse Giovannina, la più piccola alzando le manine e mostrando una calza rosa a strisce bianche. Robertino gliela sfilò dalle mani e fece finta di gettarla nel camino.

“No, dammela! Mamma lo vedi è sempre lui!” gridò Giavannina.

“Robertino non mi fare inquietare, ridai immediatamente la calza a tua sorella!” disse Silvia pazientemente. Lui, invece, continuava a correre su e giù per la stanza con quella calzetta in mano, continuando a minacciare di gettarla nel fuoco.

“Uhu!” cominciò a piangere Giovannina, stropicciandosi gli occhi.

“Continua dai, così stanotte la Befana non ti porterà proprio niente!” gli gridò Giulia, la sorella più grande. A quella minaccia Robertino si fermò di colpo e restituì la calza alla sorellina, abbracciandola.

“Non piangere dai, lo sai che io scherzo!”. Giovannina afferrò la calza e ci si asciugò le grosse lacrime, abbozzando un immediato e tenero sorriso.

Ognuno di loro aveva voluto un colore diverso per la propria calza. Mentre quella di Giovannina era rosa a strisce bianche, Giulia ne aveva scelta una rossa a strisce verdi e Robertino una gialla a strisce blu. Tutti e tre, apparentemente tranquilli, andarono a posizionare le calze ai lati del camino.

“Che buon odore di minestra!” disse Robertino, avvicinandosi alla mamma. Silvia carezzò i suoi capelli rossi.

“Tra poco sarà pronto. Apparecchiate la tavola per piacere?”.

“Mamma, io non posso, perché voglio iniziare la ricerca sulla Befana, mi devo mettere un momento al computer, prima di cena” disse Giulia, la più grande, una ragazzina dai capelli neri come la pece.

“Ti aiuto io mamma!” si offrì Giovannina. Era una bimbetta bionda e la mamma si sbizzarriva ancora a pettinarla con la coda o con i ciuffetti ai lati della testa. Faceva tenerezza piccolina com’era, mentre prendeva i piatti che le porgeva la mamma e li andava a posizionare sul tavolo dove ancora non arrivava bene in altezza.

Robertino invece, avendo già dimenticato i buoni propositi, stava dando fastidio a Giulia, mentre lei stampava la cartina geografica di Betlemme.

“Vedi è qui che è nato Gesù” gli disse Giulia, indicandogli un luogo preciso della mappa. Lui vi gettò uno sguardo distratto e tornò a farle un dispetto, mentre lei iniziava a battere sui tasti del computer per scrivere almeno l’inizio della ricerca.

 Le immagini scomparvero dallo schermo.

“Mamma! Lo vedi! E’ sempre lui, guarda, ora come faccio a fare la ricerca!”

“Robertino…BASTA!” gli urlò la mamma e poi rivolta a Giulia:

“Adesso è ora di cena, dai, venite a mangiare. Alla ricerca penseremo domani, ti aiuterò io”. Robertino era elettrizzato, non stava un minuto fermo e anche mentre le sorelle gustavano la zuppa, lui trovava il modo di infastidirle.

“Guarda Robertino che ha ragione Giulia, se continui così la Befana riempirà le loro calze di dolci e di giochi e per te riserverà solo il carbone, è questo che vuoi?” Lui si grattò il naso coperto di lentiggini e per un po’ non disturbò. Silvia ricordò di avere un vecchio libro di favole e pensò che sarebbe stato bello, dopo cena, mettersi sul divano di fronte al camino, e leggere ai figli la fiaba della Befana. Così anche Robertino si sarebbe calmato, finalmente.

Più tardi, seduti davanti al camino che scoppiettava, distesero una coperta che li avvolgeva tutti, mentre la mamma sfogliava il libro di fiabe, che le apparteneva da quando anche lei era una bambina.

“C’era una volta una donna bellissima, che era molto generosa e preparava sempre torte e dolci per donarli a chi lavorava nei boschi. Quando iniziò a vedere sul suo volto delle rughe, cominciò a guardarsi continuamente allo specchio e a evitare la presenza e l’amicizia degli altri. Ma questo non bastava a fermare i segni del tempo su di lei che, isolandosi sempre più e vivendo senza affetti, divenne in breve vecchia.

Anche quando alla sua porta bussarono i tre Re Magi, chiedendole di essere accompagnati da Gesù Bambino, perché dovevano consegnargli dei doni, lei si limitò a indicare loro la direzione della Stella Cometa, ma si rifiutò di accompagnarli”.

Silvia fermò per un attimo la lettura, per guardare i suoi figli che non fiatavano. Giovannina si era già addormentata, Giulia aveva poggiato il capo su quello della sorellina e stava per cedere al sonno, mentre Robertino era vispo e, stando vicino a lei, non fermava il dondolio delle gambe.

“Dai mamma, continua!”disse lui, ansioso di conoscere il finale della fiaba

“Subito dopo la Befana si pentì, si vestì di corsa e cercò di raggiungere i Re Magi, ma non vi riuscì…. Uahh!” Silvia sbadigliò, iniziava a sentire le palpebre pesanti. Anche Robertino aveva fermato quel fastidioso dondolamento e aveva poggiato il capo sulla sua spalla. Dal camino veniva un tepore infinito e anche Silvia si addormentò.

°°°

Fu Robertino il primo a svegliarsi. Aveva sentito un gran rumore provenire dalla cappa del camino. Le sue sorelle e sua madre dormivano beate e lui sgusciò fuori dalla coperta per vedere cosa stava accadendo. Una gran quantità di fuliggine cadde sui ciottoli spegnendoli e, in quel fumo, lui non vide più nulla. Quando la cenere si posò, lui si trovò di fronte una vecchia, con un gran fazzoletto stretto sulla testa, che si poggiava  stanca a una scopa. Lui non riusciva neanche a parlare, portò le mani alla bocca:

“Uh!” fece con meraviglia.

“Ciao, hai sentito parlare di me? Sono la Befana!” Robertino sapeva di essere sempre stato dispettoso e di aver fatto inquietare la mamma, le sorelle e anche le maestre di scuola.

“Sei venuta a darmi il carbone?” le chiese lui, rosso in viso.

“Tu devi essere Robertino, o mi sbaglio?”

“Sì, sono io ed è vero che sono stato cattivo”ammise lui, con aria colpevole.

“Ah!” disse la Befana, andandosi a sedere al tavolo di cucina. Sembrava molto affaticata. Robertino iniziava a sentire meno timore e volle parlarle.

“E’ vero che un tempo eri bellissima?” La Befana sorrise, le mancavano dei denti e sul naso aveva un vistoso neo. Sembrava vestita di stracci. Infilò una mano nella tasca del giacchetto e ne tirò fuori un ritratto.

“Decidi tu se ero bella o no!” e gli mostrò l’immagine di una donna con i capelli lunghi scuri e gli occhi grandi e buoni.

“Wow, accidenti se eri bella, ma cosa ti è successo?”

“Quello che può accadere a tutti, anche a te, sai? Non si deve mai restare da soli, senza amici o affetti. I sentimenti vanno coltivati, come una pianta che va curata e annaffiata, altrimenti avvizzisce”

“Ah, è così che sei diventata vecchia e, posso dirtelo, anche un po’brutta?” La Befana si rabbuiò e rimise il ritratto nella tasca.

“Già, è stato proprio per questo”. Robertino voleva saperne ancora di più.

“La fiaba dice che tu non riuscisti a raggiungere i Re Magi, cosa accadde dopo?”

“Eh, fu un grave errore quello di non seguirli, e iniziai a cercare da sola Gesù Bambino. Dovunque c’era un piccolino io andavo a portare nella notte dei doni, sperando di poter ritrovare Gesù”.

“Che storia! E non l’hai ancora trovato?”

“Fino ad ora no, ma sono tanto stanca, non so per quanto potrò ancora girare e cercarlo… mi vuoi aiutare tu?”

“Io!” rispose Robertino sbalordito “Ma io sono un bambino cattivo”

“Non esistono bambini cattivi, tu sei solo molto vivace e mi serve proprio uno come te”. Robertino ricordò che sua sorella Giulia aveva stampato la cartina geografica di Betlemme, dove era nato Gesù.

“Se vuoi io ti posso aiutare, guarda qui c’è la mappa per trovare Betlemme”. La Befana stava masticando un pezzo di pane che aveva trovato sul tavolo e lo guardava contenta.

“Sì dai, prendila. Tu sali dietro di me sulla scopa e mi indicherai la strada”. Lui guardò la mamma e le sorelle che dormivano. Temeva di lasciarle sole.

“Non ti preoccupare, torneremo prima del loro risveglio” lo rassicurò la Befana “Dai, indossa il giaccone e andiamo”.

Lui fece ciò che gli diceva, salì sulla scopa e si strinse al corpo di quella vecchia.

“Reggiti forte!” gli intimò lei.  La scopa sembrò mettersi in moto e lui sentì che i suoi piedi si sollevavano dal pavimento. Vide che imboccavano il camino strettissimo e, come un tappo di spumante, venivano scagliati lontano nel cielo, fuori dal comignolo.

Il vento liberò la mappa dalla fuliggine che l’aveva sporcata. Ora volavano nella notte fredda e stellata e Robertino guardava i pianeti e gli astri corrergli vicini. Il cielo era talmente limpido che lui avrebbe potuto staccare una stella, se solo avesse avuto il coraggio di allungare una mano. Ma lui non avrebbe mai lasciato la presa. La Befana correva veloce e la luna sembrava una lampada accesa che illuminava ogni cosa. Le luci delle case apparivano sempre più lontane e lui vide scorrere al di sotto montagne, vallate e fiumi. Robertino stringeva la mappa e, senza staccarsi dalla Befana, cercava di aprire un po’la mano per poter riconoscere la via. Quando vide una grande distesa blu gli sembrò che fosse il Mar Mediterraneo. Illuminato dalla luna esso sembrava un grande topazio splendente. Veniva solcato da barconi carichi di persone. Lui riusciva persino a udire delle voci di bimbi:

“Mamma ho sete! Mamma, non ce la faccio più, quando arriviamo!”.

“Chi sono quelli Befana?” chiese incuriosito.

“Sono dei bambini come te, ma più sfortunati. Stanno scappando dalla guerra e dalla fame in cerca di un po’di felicità”.

Robertino vide che il panorama cambiava. Ora si vedevano distese di sabbia, le cui dune sembravano disegnare delle dolci catene montuose. Elefanti e cammelli correvano nella notte. Anche da lì si levavano delle voci di bimbi.

“Mamma, ho fame! Mi fa male la pancia! Mamma non ho più forza”.

“E qui chi vive, Befana?”domandò ancora Robertino, sbalordito.

“Sono altri bambini. Non tutti, sai, hanno la fortuna di vivere come te e le tue sorelle. Ci sono tanti bimbi che soffrono, perché non hanno cibo a sufficienza, né cure mediche. Ecco perché in futuro tu dovrai essere più riflessivo e meno vivace”.

“Befana, siamo quasi a Betlemme!” disse a un tratto lui, guardando bene la mappa.

“Sì, ci siamo, vedo la stella cometa da lontano!” disse la Befana e la scopa accelerò la sua corsa. Di stelle comete, però, se ne vedevano tante e questo era un po’strano. Si sentivano anche dei suoni molto forti provenire da quella parte.

“Sei sicuro che Betlemme sia lì?” gli chiese la Befana.

“La mappa dice così”, rispose lui interdetto. La scopa rallentò, pur mantenendo quella direzione. Le stelle comete arrivavano veloci, ma cadevano facendo un grande fracasso e incendiando ciò che colpivano.

“Non sono stelle comete! Accidenti, queste sono bombe!” disse allarmata la Befana.

“Ho paura Befana! Torniamo indietro!”. Ormai erano in mezzo ai razzi che, fischiando, li sfioravano quasi, mentre loro cercavano di allontanarsi velocemente dalla terra di Gesù. Un suono di sirene prolungato aumentò la loro angoscia. Robertino doveva addirittura gridare per farsi udire dalla vecchia, che riusciva ancora a dribblare tra le bombe.

“Questa è una guerra Befana, voglio tornare da mamma!”

“Hai ragione, ti riporto a casa!” e così dicendo la scopa si impennò e raggiunse una distanza tale da metterli al sicuro. Robertino era sgomento e la Befana esclamò.

“Ecco perché non riuscivo a trovare Gesù. Il motivo è che molti si sono dimenticati di lui! Il mondo non ricorda più quel bimbo che, deposto in una mangiatoia povero e infreddolito, era ricco solo di amore per gli altri!”.

“Già, che tristezza Befana!” disse lui, abbracciando quella vecchia ancora più forte, mentre prendevano la strada del ritorno.

Magicamente Robertino tornò a vedere un paesaggio familiare, mentre rapidamente la scopa rientrava dal comignolo. Giunsero alla base del camino con un grande fracasso.

“E adesso che farai Befana per trovare Gesù?”.

“Forse non ci riuscirò mai. Mi toccherà cercarlo ancora per molto tempo!”

“Eh sì, ho paura  anch’io Befana che dovrai lavorare per molti anni a portare i doni ai bimbi” disse serio Robertino. Lei ci pensò un po’ su e poi disse:

“Ma sì, del resto sai che ti dico? Io cercavo Gesù in ogni bambino, mentre ora ho capito che in ogni bambino c’è Gesù”. Lui sorrise radioso.

°°°

Era mattina quando Robertino si svegliò raggomitolato sotto la coperta insieme alle sorelle e alla mamma. Tutti stavano aprendo gli occhi e sbadigliando. Giulia e Giovannina corsero a vedere le calze appese al camino. Nelle loro trovarono alcuni dolci e dei grandi pezzi di carbone. In quella di Robertino c’era invece un meraviglioso trenino e delle gustose caramelle.

“Guarda mamma, la Befana è stata qui stanotte e ha lasciato anche un bel trenino! Ma per chi sarà?” dissero in coro Giulia e Giovannina.

“E’chiaro, per tutti e tre!” affermò Robertino pieno di entusiasmo “Perché giocassimo insieme senza litigi e dispetti”.

La mamma, meravigliata di sentire parole tanto assennate dal suo piccolo, si voltò verso di lui per abbracciarlo, ma si accorse che era tutto sporco di fuliggine: “Come mai sei ridotto in questo stato, Robertino?” gli chiese allarmata.

Lui non rispose, si avvicinò al vetro appannato della finestra, vi passò una mano e guardò verso i primi raggi di sole. Gli sembrò di vedere controluce l’immagine di una vecchina su una scopa, che svaniva all’orizzonte.

Lui solo sapeva perché.

                                                                      Daniela Alibrandi

 

“La vera storia della Befana” fa parte dell’antologia “I doni della mente”, in ebook e cartaceo, tra i Best Seller di Amazon Italia.

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Il primo bellissimo incontro dell’anno!


L’anno inizia con un incontro letterario molto interessante. Lunedì 8 dicembre alle ore 21.00 sarò ospite infatti del circolo letterario Equilibri Sopra le Righe, presso la libreria Ilfilodisofia di Santa Marinella. Dialogheremo insieme dei molti aspetti legati alla nascita di un libro e in particolare del mio nuovo romanzo “Il vaso di Bemberly”, pubblicato nel maggio 2017 da L’Erudita di Giulio Perrone Editore.

Il libro ha già ottenuto molto successo alla fiera di Roma Piùlibripiùliberi ed era presente al Pisa Book Festival. E’ un romanzo che parla di famiglia, di legami profondi, gli unici che possono risolvere le pesanti sfide attuali, sociali ed economiche. Ambientato in un borgo antico ricco di reperti risalenti all’epoca etrusca, il romanzo porta in una dimensione quasi favolistica che riscopre valori apparentemente dimenticati.

L’incontro è aperto al pubblico e sarà gradita la presenza e il contributo di chi si trova in sintonia con i temi proposti.

http://www.lerudita.it/il-vaso-di-bemberly/

 

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LE NEWS, Una morte sola non basta

La recensione di Maggie van der Toorn


Raramente ho provato un’emozione così grande leggendo le recensioni ai miei lavori. Fatto sta che, mentre giungevo alle ultime battute, ho sentito lacrime  di commozione bagnarmi il volto.

So di avere scritto con “Una morte sola non basta” un libro coraggioso, e c’è voluta forza ad affrontare con grinta argomenti tanto spinosi. Sono andata avanti senza sosta, per mesi, confortata solamente dalla vicinanza dei miei personaggi, che vedevo muovere nelle ambientazioni ricche del dimenticato fascino di Roma.

Tante cose sono state dette sul mio romanzo, pubblicato da Del Vecchio Editore nel marzo 2016 e presente nelle fiere nazionali del libro più importanti come il Salone del Libro di Torino, Pisa Book Festival e Piùlibripiùliberi di Roma. Sono stata definita l’entomologa del linguaggio e la biografa della convulsione. E il libro come un grande romanzo neo realista, un Roman Dur, come direbbe Simenon, ricco di una trama che ha investigato un periodo storico a noi non troppo lontano, mai analizzato in modo tanto originale. E ancora moltissime indimenticabili impressioni espresse spontaneamente dai lettori, che mi hanno regalato soddisfazioni immense.

Poi ho letto la recensione scritta da Maggie van der Toorn per la rubrica letteraria Ex Libris di Ultima Voce e sono stata coinvolta dalle sue parole, dal modo immediato e diretto con il quale mi ha fatto capire quanto il messaggio che ho inteso inviare con questo libro sia importante e profondo, un proiettile di ghiaccio che penetra fino all’animo e si scioglie, indelebile. E nel palpitare dei suoi pensieri mi sono ritrovata e rivista in quelle ore di solitudine nelle quali ho dato voce a chi è spesso dimenticato.

Leggete la recensione, ne vale davvero la pena, bellissimo anche l’accostamento musicale scelto per il  libro.

“Leggo l’ultima pagina e mi tolgo gli occhiali. Strofino gli occhi non più giovani, un po’ stanchi di vedere il cambiamento del mondo e mi chiedo quanta differenza ci sia con quello in cui ho vissuto la mia gioventù. Questo romanzo mi ha toccato profondamente, mi ha incuriosita e mi ha fatto riflettere. L’ho comprato qualche giorno fa, attratta …” (Continua a leggere)

https://www.ultimavoce.it/una-morte-sola-non-basta-daniela-alibrandi/

 

 

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PERCHE’ PROPRIO A NATALE


Ci sono alcune cose che non si dovrebbero mai fare a Natale… 

PERCHE’ PROPRIO A NATALE

                                                 di Daniela Alibrandi

 A volte il ricordo di storie passate aggredisce l’anima nei momenti più impensati e forse più inopportuni. Come stamani, mi devo affrettare per l’appuntamento che mi attende e invece, mentre sto facendo scorrere la cinta attraverso i passanti dei jeans, c’è qualcosa che rallenta le mie mosse e mi riporta a un fatto lontano, a una domanda che non mi ponevo più da anni e alla quale non sono mai riuscita a dare una risposta. Perché i miei genitori scelsero proprio il 23 dicembre come data per definire in tribunale la loro separazione? Il Natale era ormai così vicino che già se ne sentiva il calore, in quei giorni solo la voglia di chiudersi in casa, lontano dalla scuola, insieme a loro che solitamente facevano in modo di stare più tempo con noi durante le feste. Insomma, il Natale era lì, dovevamo solo afferrarlo e goderlo come ogni anno.

Uscirono presto quella mattina e ci lasciarono da un’amica di famiglia. Io ero la più grande, quella che avrebbe dovuto capire ciò che era impossibile comprendere. Avevo visto mamma e papà sorridenti, uniti e felici per anni. Una sola lite tra loro, di una violenza verbale inaudita, durante la quale si erano rinfacciati un mare di avvenimenti del loro vivere insieme che a me erano sfuggiti. Perché non ero stata attenta a ciò che subdolamente si era insinuato tra di loro, perché ero stata tanto sprovveduta da considerare quel nucleo familiare solido e scontato? Era come se sotto uno strato di neve soffice e invitante si fosse aperto un crepaccio senza fondo… e io vi stavo precipitando.

Non ce la facevo a restare chiusa in quella casa, dove avrei dovuto rispondere agli interrogativi che i miei fratellini mi ponevano con i loro sguardi inconsapevoli. Ero grande ed ebbi il permesso di uscire. Fuori mi accolse il frastuono del centro di Roma, splendente in una fredda e assolata giornata invernale. Lì l’odore della festa era più forte. Il profumo di legna bruciata e le vetrine illuminate e addobbate mi volevano parlare di una storia diversa. Non avevo mai provato quell’infelicità. Mi fermai davanti a un negozio che esponeva dei bellissimi presepi. La gente, i pacchi di regali, il sorriso sui volti di chi mi parlava vicino, descrivendo doni e pensieri. All’angolo, vicino al caldarrostaio, quasi a voler rubare il calore dal suo braciere, coperti da abiti tradizionali i zampognai soffiavano nelle cornamuse melodie natalizie.

Mamma e papà forse stavano firmando la fine del loro matrimonio proprio in quel momento e io provai una sensazione inaspettata. Sentii che il mio essere si spaccava in due, io stessa non ero più un’entità unica. Mentre il nucleo che mi aveva generato si scindeva le mie stesse cellule si stavano lacerando ed era molto doloroso. Sentii mancare il respiro e iniziai a vedere le immagini davanti a me danzare e tremare. San Giuseppe non era più vicino alla Madonna, non c’era più neanche il Bambinello e le sagome dei pastori sublimavano i loro contorni in un’ombra grigia che avvolgeva e nascondeva quei piccoli teatri di fede, che non riuscivo più a scorgere. Mi allontanai dalla vetrina, impaurita, e corsi veloce verso gli zampognai. I miei occhi erano colmi di lacrime e la mia espressione doveva essere talmente disperata che uno di loro smise di soffiare e mi fissò. Fuggii, camminando strada dopo strada in cerca di qualcosa che ormai non c’era più. Le luci del Corso, il volo festoso dei gabbiani sul Tevere, le cui acque lente lambivano l’Isola Tiberina, i secolari platani di Trastevere. Non c’era nulla che riuscisse a darmi sollievo, il mio animo si dibatteva nell’oscura profondità di un baratro. Corsi via, verso l’incertezza che accompagnò in seguito tutta la mia vita, l’insicurezza dei sentimenti che avrei provato, il terrore di essere abbandonata o, ancora peggio, di poter essere io un giorno ad abbandonare chi mi avrebbe amato. Mi avviai verso quella strana sensazione gelida e nostalgica che annunciò in seguito i miei futuri Natali.

Poi udii il bambino piangere e disperarsi. “Voglio il camion dei pompieri…” e la mamma lo tirava via dalla vetrina. “Dai, fai ancora i capricci che Babbo Natale non ti porta più niente!” diceva lei, mentre faticava portando una busta carica di spesa. Il bimbo frenò immediatamente il pianto, smorzando il suo capriccio. La minaccia che Babbo Natale non si sarebbe ricordato di lui doveva essergli sembrata terribile. Mentre si asciugava gli occhi con il dorso della mano mi guardava, forse chiedendosi come mai anch’io, grande e grossa, stessi asciugando le mie lacrime.

<<A Natale non si fanno queste cose!>> pensai angosciata. Il Natale è la festa del caldo di casa, del sapore di broccoli e carciofi fritti, come quelli che spuntavano ora dalla pesante sporta di quella donna. E’ sbagliato considerarla solo una festa cristiana, è la gioia dello stare insieme, del dormire tra mamma e papà in attesa che si compia il mistero e i doni durante la notte si materializzino. Ci potevano essere tante altre giornate per mettere fine al loro matrimonio, si potevano scegliere momenti diversi dell’anno, non quel giorno, quella data… Il bimbo tacque. Mentre veniva trascinato via dalla mamma mi sorrise e io sorrisi a lui. Dopo tutto per lui era pur sempre Natale!

Il racconto fa parte dell’antologia “I doni della mente”, in ebook e cartaceo

 

 

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Un Natale ricco di Buone Letture!


A Natale, se potete, orientate la scelta dei regali in modo da alimentare l’interesse per la lettura. La lettura, come la scrittura del resto, rimane una delle forme più alte di libertà. E io aggiungerei l’ultimo baluardo a difesa della creatività, dell’immaginazione e della fantasia. E’ duro confrontarsi con la comoda semplicità dell’utilizzo di chat, Ipad, smartphone e palinsesti televisivi che poco hanno a che fare con la “bellezza assoluta” della lettura di un buon libro.

In fin dei conti sta a noi formare le nuove generazioni, intuire la loro sete di informazioni e portarle all’acquisizione di conoscenze e riflessioni, conseguenti solo a buone letture. Senza ignorare l’utilità dei nuovissimi mezzi di comunicazione, cerchiamo di riportare la sensibilità, la consapevolezza e il sogno in vetta alla scala di valori che tra un bip, una app e le chat, rischiano di perdersi per sempre .

A Natale, quindi amici, regalate un buon libro!

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Eventi, LE NEWS

La cronaca di una giornata fantastica


Avere due libri alla Fiera del Libro di Roma Piùlibripiùliberi, se me lo avessero detto anni fa, sarebbe stato difficile crederci. E invece è una meravigliosa realtà, anche se non era la prima volta che i miei lavori venivano esposti alla Fiera.  Nel dicembre 2013, infatti, il mio primo libro “Nessun segno sulla neve” è stato presentato nella Sala Corallo della Fiera, nell’ambito del Premio Letterario Circe, che il romanzo aveva vinto. E “Una morte sola non basta”, pubblicato da Del Vecchio Editore nel mese di marzo 2016, è stato esposto nelle fiere più importanti, come il Salone del Libro di Torino, il Pisa Book festival, e a Piùlibripiùliberi neldicembre 2016.

Ma l’evento di ieri ha avuto un sapore addirittura diverso, più intenso. Sono stata raggiunta infatti, presso lo stand E50 di Del Vecchio Editore, non solo da chi era interessato a conoscere “Una morte sola non basta”, di cui hanno parlato testate giornalistiche quali La Repubblica, L’Arena di Verona e Brescia Oggi, ma anche da chi, avendo già letto il libro, ha colto l’occasione per conoscermi e parlare con me della trama e del significato della storia. Si è creato un clima di gioviale spontaneità con i lettori che rappresenterà per me un ricordo indelebile.

E poi ho seguito anche cosa avveniva presso lo stand D43 di Giulio Perrone Editore, dove era esposto l’ultimo nato dei miei libri “Il vaso di Bemberly”, pubblicato da L’Erudita di Giulio Perrone nello scorso mese di maggio. Lì mi attendeva un’altra bellissima sorpresa. Le copie del libro erano esaurite, c’è stato molto interesse da parte dei lettori.

E’ questo che ha reso le ore trascorse ieri nella fiera qualcosa di molto simile a un sogno. Il contatto con i lettori, il sentire palpitare nei loro pensieri il messaggio che ho inteso trasmettere, scrivendo. E anche la magnifica realtà di editori come Pietro Del Vecchio e Giulio Perrone che hanno creduto in me e nei miei lavori!

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Una nota particolare va dedicata alla location che ha ospitato la fiera. Quest’anno, infatti, “Più libri più liberi”, l’unica fiera al mondo dedicata esclusivamente all’editoria indipendente, si è spostata dalla tradizionale sede del Palazzo dei Congressi al nuovo Centro Congressi della capitale, La Nuvola, progettata dall’architetto Massimiliano Fuksas. Un luogo incantevole, originale e innovativo.

Ricordo che la fiera terminerà domani 10 dicembre.

“Una morte sola non basta” Del vecchio Editore, stand E50

“Il vaso di Bemberly”, L’Erudita di Giulio Perrone Editore, stand D43

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